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L’esecutivo resterà in carica per gli affari correnti fino alle prossime elezioni. Probabile uno scioglimento delle Camere anticipato già in giornata da parte di Mattarella

Adesso è veramente finita. Mario Draghi non sarà più il presidente del Consiglio dei Ministri.

Le avvisaglie di una fine anticipata dell’esecutivo si erano viste già nella giornata di ieri quando il Senato, pur votando la fiducia al governo con 95 voti a favore su 133 votanti con l’astensione di buona parte del centrodestra, ha palesato una rottura interna non sanabile.

Stamattina, l’ormai ex premier, si è presentato a Montecitorio intorno alle 9  per conferire alla Camera: nel sintetico intervento Draghi ha ringraziato l’emiciclo chiedendo una sospensione della seduta in attesa dell’incontro con il Capo dello Stato.

«Alla luce del voto espresso ieri sera dal Senato- ha dichiarato Draghi- chiedo di sospendere la seduta perché mi sto recando dal Presidente della Repubblica. Grazie per tutto il lavoro fatto insieme in questo periodo. Certe volte anche il cuore dei banchieri centrali viene usato».

L’ultimo capitolo di questa crisi di governo, iniziata di fatto con la volontà di non votare la fiducia sul cosiddetto “decreto aiuti” da parte del Movimento Cinque Stelle con conseguente dimissione di Mario Draghi giovedì scorso, si è consumato al Quirinale dinanzi a Sergio Mattarella: anche in quest’occasione Mario Draghi, venuto meno il rapporto fiduciario tra parlamento ed esecutivo, si è dimesso irrevocabilmente. Il governo resterà in carica solo per occuparsi degli affari correnti.

Quali saranno gli scenari ora? Anche se potenzialmente il Presidente della Repubblica potrebbe avviare le consultazioni e affidare l’incarico di formare un nuovo governo a qualche altra personalità, verosimilmente saranno sciolte  le due Camere e si procederà con le elezioni anticipate tra la fine di settembre e i primi di ottobre.

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