fbpx

il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Pin It

Per il Tribunale di Roma in caso di violenze reciproche tra coniugi, che costituiscono violazione di obblighi matrimoniali, la separazione va addebitata ad entrambi e nessuno ha diritto all’assegno

di Danila Sarno

In genere le donne sono considerate il sesso debole, biologicamente meno predisposte a raggiungere notevoli livelli di forza e meno propense allo scontro fisico. Eppure può accadere che, in ambito domestico, sia proprio la moglie a malmenare il marito, costretto a subire sberle, pugni e graffi.

In questi casi, può la legge chiudere un occhio, facendo leva sulla condizione di debolezza fisica del soggetto che pone in essere gli atti di maltrattamento? No di certo: nell’ordinamento italiano alzare le mani sul proprio partner, oltre a comportare risvolti sul piano penale, implica sempre violazione degli obblighi coniugali imposti dal codice civile. La responsabilità della donna non può essere esclusa soltanto perché l'uomo dovrebbe essere capace di resistere all'aggressione. 
A questa conclusione è giunta la prima sezione civile del Tribunale di Roma, con la sentenza numero 13753 del 2016, decidendo sul caso di due coniugi particolarmente rissosi, che se le erano date di santa ragione nel corso della loro vita matrimoniale. 
Inizialmente il marito era stato condannato a pagare alla ex un assegno di mantenimento sulla base delle dichiarazioni delle colleghe della donna, dalle quali risultava che ella si era recata sul posto di lavoro con lividi ed escoriazioni. Tali ferite però erano state refertate una sola volta, portando così all’archiviazione del processo penale nei confronti dell’uomo, cui era stata comunque addebitata la separazione sulla base del fatto che anche un solo episodio di violenza può determinare intollerabilità della convivenza e responsabilità per la fine del matrimonio. Tuttavia, forte della testimonianza di un vicino, il marito ha proposto domanda riconvenzionale, affermando che neppure la signora si era astenuta dal porre in essere atti brutali nei confronti suoi e della suocera, con loro convivente. Il Tribunale di Roma ha così deciso per l'addebito reciproco della separazione e, in applicazione dell'articolo 156 del codice civile, ha negato alla donna il diritto al mantenimento nonostante fosse la parte economicamente debole. Anche la casa familiare è rimasta al marito in quanto proprietario, considerato che la coppia non aveva avuto figli. Infatti la legge prevede che l’assegnazione dell’abitazione al coniuge debole avvenga solo per garantire continuità alla prole con l'habitat domestico nell'età dello sviluppo.

Pin It

Sostieni il tuo giornale:
fai una donazione
al Risorgimento Nocerino

Cerca