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Cardiopentathlon: 39 scuole di specializzazione in tutto il territorio nazionale ed una sola vincitrice. Nel team ben 3 campani su 5. L’intervista alla dottoressa Milite

Si è tenuta dal 31 maggio al 9 luglio la competizione organizzata dalla SIC (Società Italiana di Cardiologia) per decretare la migliore tra tutte le 39 scuole di specializzazione del relativo ambito medico del Paese.

Cardiopentathlon”. Questo il nome della competizione giunta quest’anno alla sua seconda edizione.
A salire in cima al podio, la squadra del Policlino di Roma Tor Vergata, composta da 5 dei più meritevoli e promettenti medici specializzandi del relativo reparto del complesso ospedaliero: la dottoressa Marialucia Milite, la dottoressa Federica Illuminato, il dottor Mirco Vincenzo La Fazia, il dottor Simone Valenza ed il dottor Davide De Nardo.

Tre di loro sono campani, una, nocerina.

Si chiama Marialucia Milite, è nata a Nocera Inferiore 31 anni fa, ma è cresciuta a Nocera Superiore.

Nel 2018 si laurea in medicina e chirurgia all’Università degli studi di Salerno. Attualmente frequenta il terzo e penultimo anno della scuola di specializzazione di malattie dell’apparato cardiovascolare al Policlinico di Roma Tor Vergata e sogna un domani di poter lavorare in una delle unità di terapia intensiva cardiologica del Paese.

L’abbiamo intervistata per saperne di più.


- In cosa consisteva la competizione?

La competizione si è svolta in due fasi. Una prima fase che si è tenuta online, in videoconferenza, cui hanno partecipato tutte le delegazioni delle 39 scuole di specializzazione d’Italia e che constava di 5 prove (tenutesi tra il 31 maggio ed il 20 giugno) su 5 diversi macroargomenti della cardiologia, ovvero: cardiologia clinica e prevenzione cardiovascolare, elettrocardiografia, imaging cardiovascolare, elettrofisiologia ed emodinamica. Le prove erano strutturate in quiz da 10 domande per ciascun argomento cui bisognava rispondere ovviamente in modo corretto e nel minor tempo possibile. In base poi a correttezza e velocità di risposta veniva assegnato un punteggio. Al termine di ciascuna prova veniva stilata una classifica provvisoria che concorreva poi a formare quella definitiva a conclusione di tutte. I primi 6 classificati accedevano alla finale, ovvero la seconda fase. Noi, anche con nostra sorpresa ed ovviamente grande soddisfazione, siamo arrivati quinti ed abbiamo avuto quindi accesso alla finale che si è tenuta l’8 e 9 luglio in presenza, a Roma. Le prove si sono di nuovo articolate nello stesso modo della prima fase e sugli stessi argomenti. Stesso meccanismo, ma dal vivo. E questa volta siamo arrivati primi.

-C’è stata una premiazione? Cosa prevedeva la vincita?

Sul podio c’eravamo noi al primo posto, poi l’Università di Messina al secondo e quella di Bologna al terzo, ma solo la prima squadra classificata avrebbe vinto un premio: un elettrocardiografo a testa, uno strumento indispensabile per un cardiologo, grazie al quale si esegue l’elettrocardiogramma. Un regalo bellissimo, perché a tutti i cardiologi serve per esercitare la professione ed averlo vinto come premio al merito in una competizione, è un buon punto di partenza per la nostra futura vita professionale ed attività lavorativa.

-Quali sono stati i vostri punti di forza che vi hanno permesso di vincere?

Ritengo che il nostro punto di forza sia stato l’aver ragionato come squadra dall’inizio alla fine. Ciascuno di noi è stato selezionato dal nostro referente e direttore di scuola Francesco Barillà (il primo a credere in noi), per un determinato ambito di competenza, ma ognuno ha dato un contributo anche nelle altre prove. Poi siamo tutti dei gran lavoratori, ragazzi umili che hanno affrontato questa prova secondo me con lo spirito giusto, prendendola come occasione formativa, di incontro e confronto per approfondire e migliorare le nostre conoscenze e competenze. Eravamo già contentissimi di aver avuto accesso alla finale, siamo andati a Roma senza ansie o pressioni, non c’aspettavamo certo di vincere. Poi sul campo ci siamo fatti valere, anche a dispetto e con sorpresa delle altre squadre, ed è stata una doppia soddisfazione.

-Qual è per te il prossimo obiettivo da raggiungere da un punto di vista personale e professionale?

Vincere il Cardiopentathlon è stata una grandissima soddisfazione, ma soprattutto un riconoscimento che mi ha fatto prendere consapevolezza del fatto che ciò che ho fatto finora lo sto facendo bene, che effettivamente sto crescendo da un punto di vista professionale. Ho sempre voluto fare questo, sin da piccola e sapere che quello che vuoi fare, lo riesci a fare ed anche bene è qualcosa di speciale. Punto sempre a migliorare, perché come per qualsiasi mestiere, anche in medicina, non si smette mai di studiare, imparare e stare al passo coi tempi. In futuro voglio semplicemente continuare così, impegnarmi come sto facendo e diventare una brava intensivista cardiologica; interessarmi dei pazienti che non piacciono quasi a nessuno, perché in serio pericolo di vita. L’ambito della cardiologia d’urgenza poi è particolare. Ci vuole testa, coraggio, prontezza nel prendere decisioni velocemente ed il più giuste possibile.
Forse non ho grandi pretese, ma questo mi auguro davvero. Voglio semplicemente saper fare bene il mio mestiere ed aiutare le persone come sto imparando a fare adesso.

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