Divorzio lampo per un novantenne: matrimonio mai consumato

Divorzio lampo per un novantenne: matrimonio mai consumato

Un nonnino abruzzese di 95 anni ha chiesto la fine del suo matrimonio con una donna di origine straniera, 41 anni più giovane, senza ricorrere alla separazione preliminare. Il motivo addotto è la totale assenza di convivenza e di relazione intima. Ospite di una struttura per anziani da oltre un decennio, l’uomo afferma di non aver mai coabitato con la moglie, ignaro persino del suo cognome, scoprendo l’unione solo tramite documentazione fiscale. Le figlie, all’oscuro del matrimonio fino a quel momento, hanno appreso la notizia attraverso cartelle di pagamento. Inoltre, la coniuge avrebbe orchestrato un falso funerale per ingannare la famiglia e ottenere la pensione di reversibilità. La situazione desta perplessità, soprattutto considerando la presunta credulità delle figlie nell’annuncio di decesso del padre per anni. L’atteggiamento della moglie sembra configurare una potenziale frode, aggravato dallo stato di vulnerabilità dell’anziano. Sebbene la donna affermi una coabitazione di quattro mesi, la testimonianza del marito, corroborata dalla documentazione della residenza assistita che dimostra le sue rare uscite, smentisce tale versione. Questa incongruenza ha consentito all’avvocato di richiedere il divorzio diretto, evitando la fase di separazione. Tale procedura è infatti ammissibile solo in assenza di consumazione del matrimonio entro un anno dalle nozze. Generalmente, provare ciò è arduo, ma in questo caso, l’età avanzata dell’uomo e la documentazione medica agevolano la dimostrazione. In alternativa, si sarebbe potuto richiedere al giudice civile, anziché al tribunale ecclesiastico, l’annullamento del matrimonio per incapacità di intendere e di volere al momento della celebrazione. Questo processo, sebbene più lungo, avrebbe offerto maggiore flessibilità: in caso di decesso dell’uomo durante le procedure, gli eredi avrebbero potuto continuare la causa, a differenza del divorzio diretto.