Elizabeth Cochran, nota al mondo come Nellie Bly: pioniera del giornalismo investigativo
Nel 1864, in Pennsylvania, nacque Elizabeth Cochran, destinata a diventare una figura chiave del giornalismo investigativo con lo pseudonimo di Nellie Bly. Figlia di un facoltoso giudice, la sua famiglia cadde in disgrazia dopo la morte del padre intorno al 1870, impedendole di completare gli studi per diventare insegnante. Costretta a cercare lavoro, la sua carriera giornalistica ebbe inizio in modo insolito: una lettera aperta in risposta ad un articolo misogino del “Pittsburgh Dispatch”, intitolato “A cosa servono le ragazze”, che denigrava le donne lavoratrici. Colpita dalla sua arguzia e dal suo potenziale, la redazione la assunse. Inizialmente si occupò di moda e economia domestica, ma presto desiderò di più, ottenendo un incarico come corrispondente in Messico, seppur di breve durata a causa di interferenze politiche. Nel 1887, a New York, Joseph Pulitzer le affidò una missione audace: infiltrarsi in un manicomio fingendosi pazza per denunciarne le condizioni. A soli ventitré anni, Bly si immerse nell’inchiesta, svelando orribili realtà: acqua inquinata, cibo avariato, pazienti legati e sottoposti a maltrattamenti, molti dei quali internati solo per essere considerati “scomodi”. Il suo libro, “Dieci giorni in manicomio”, scaturito da questa esperienza, contribuì a migliorare, seppur marginalmente, le condizioni dei ricoverati. Nonostante il duro lavoro di denuncia sociale, Bly affrontò anche sfide più avventurose, come indagare sulle condizioni lavorative delle operaie e tentare di battere il record del giro del mondo in ottanta giorni del romanzo di Jules Verne, che conobbe personalmente in Francia. Con determinazione, completò il viaggio in soli settantadue giorni, ottenendo fama internazionale e diventando un simbolo di emancipazione femminile.
