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Nel 2026 CROLLANO gli interessi: dal 2 all’1,60% | Finalmente una grande tregua per gli italiani

Dal 1° gennaio 2026 il tasso di interesse legale scende all’1,60%: meno interessi su ritardi e somme dovute quando manca un tasso “pattuito”.

La notizia è di quelle che sembrano tecniche, ma finiscono per toccare la vita reale molto più spesso di quanto si pensi. Dal 1° gennaio 2026 il saggio degli interessi legali passa dal 2% all’1,60% in ragione d’anno: una riduzione che alleggerisce il costo dei ritardi e dei pagamenti fatti “dopo”, quando la legge diventa il riferimento perché non c’è un tasso stabilito tra le parti.

La parola “dimezzano” fa effetto, ma il dato va letto con precisione: non è un taglio a metà, è una discesa di 0,40 punti. Il senso, però, resta quello di una tregua: su molte situazioni quotidiane, dal conguaglio arrivato tardi al pagamento che slitta, l’interesse legale è quel numerino che, anche se piccolo, può crescere col tempo e rendere più amaro un debito già fastidioso.

Il numero cambia, ma la regola resta: quando scatta l’interesse legale

Il tasso legale entra in gioco quando si parla di obbligazioni di denaro e non c’è un tasso diverso concordato: in pratica è la “misura standard” che la legge usa per calcolare gli interessi dovuti in certe circostanze, a partire dall’articolo 1284 del Codice civile. È un meccanismo che non fa rumore, ma lavora in sottofondo: più passa il tempo, più gli interessi si sommano.

Come indicato dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la misura del saggio degli interessi legali per il 2026 è fissata all’1,60% con decorrenza 1° gennaio 2026. È questa decorrenza a segnare la linea: fino al 31 dicembre 2025 il riferimento resta il 2%, poi si cambia pagina.

Interessi che si abbassano – Canva – www.risorgimentonocerino.it

La “tregua” vera si vede nei giorni: pagare prima o dopo cambia il conto

La parte più concreta è la più semplice: se una somma resta scoperta e si trascina nel tempo, dal 2026 maturerà interessi a un ritmo più lento. Questo non elimina l’obbligo di pagare, ma riduce l’effetto “palla di neve” che si crea quando un importo resta appeso per mesi, magari per una contestazione, una pratica che slitta o un ritardo che sembrava innocuo.

La differenza, in pratica, la fa il calendario: quando un debito attraversa il confine tra 2025 e 2026, si ragiona per periodi, con il 2% valido fino a fine 2025 e l’1,60% dal 1° gennaio 2026. È qui che molti si accorgono di quanto un numero apparentemente piccolo sia in realtà un termometro: meno tasso significa meno interessi, e quindi un po’ più di respiro per chi deve chiudere conti lasciati aperti.

Mirco Vuccino

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