Attualità

Ultim’ora: scoppiato il focolaio italiano di Peste Suina | 188 comuni colpiti e 2000 casi: si muore in poche ore

Peste Suina Africana: nuovi focolai, il virus avanza.
La Peste Suina Africana continua a diffondersi in Piemonte e Liguria. L’ultimo rapporto dell’Izs rivela 796 casi nella prima regione e 1.162 nella seconda, con un totale di 188 comuni colpiti.La Peste Suina Africana (PSA) continua a destare preoccupazione in Italia. Gli ultimi dati, aggiornati al 14 dicembre dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (Izs) di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, evidenziano un’espansione del contagio, in particolare tra la popolazione di cinghiali selvatici nelle regioni di Piemonte e Liguria. La situazione è monitorata con attenzione per contenere la diffusione del virus e proteggere gli allevamenti suinicoli, un settore cruciale per l’economia agricola italiana.

Le autorità sanitarie e veterinarie sono impegnate in una costante opera di monitoraggio e prevenzione. La PSA, pur non essendo trasmissibile all’uomo, rappresenta una minaccia devastante per gli allevamenti di suini, causando perdite economiche ingenti a causa dell’alta mortalità negli animali infetti e delle misure di eradicazione necessarie. La collaborazione tra le regioni e gli istituti di ricerca è fondamentale per una gestione efficace dell’emergenza.

Dettagli sui nuovi casi e l’espansione regionale

I dettagli sui nuovi casi e la loro espansione sul territorio.

 

In Piemonte, l’ultimo bollettino dell’Izs ha registrato due nuove positività sui cinghiali, entrambe localizzate nella provincia di Alessandria. Un caso è stato rilevato a Molare, portando il totale dei casi in quel comune a ventuno. L’altro è stato riscontrato a Predosa, dove i casi accertati salgono a quattro. Queste nuove infezioni portano il numero complessivo di casi di Peste Suina Africana nella regione a 796. È rassicurante notare che, al momento dell’aggiornamento dei dati, non sono stati segnalati nuovi focolai all’interno degli allevamenti suinicoli piemontesi, indicando che le misure di biosicurezza negli allevamenti stanno, per ora, mantenendo il virus confinato alla fauna selvatica.

La situazione non è meno critica in Liguria, dove sono state accertate sette nuove positività tra i cinghiali. Tre di questi casi sono stati identificati nella provincia di Genova, nel comune di Serra Riccò, che ora conta trenta casi totali. Un ulteriore caso è emerso nella provincia di Savona, nel comune capoluogo di Savona, portando a venti il numero totale di contagi in quella località. La novità più significativa per la Liguria riguarda la provincia della Spezia, dove sono stati riscontrati i primi tre casi nel comune di Rocchetta di Vara. Questo evento è particolarmente rilevante poiché indica una nuova area di diffusione del virus. Con questi sette nuovi rilevamenti, il totale dei casi di PSA in Liguria sale a 1.162.

L’emergere di casi in nuove località, come Rocchetta di Vara, sottolinea la dinamicità della diffusione del virus e la necessità di mantenere un elevato livello di guardia. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale continua a svolgere un ruolo cruciale nella diagnostica e nel monitoraggio epidemiologico, fornendo i dati essenziali per orientare le strategie di controllo e prevenzione.

L’allarme si estende: 188 comuni colpiti e misure di contenimento

L’allarme si espande: 188 comuni colpiti, contenimento rinforzato.

 

I tre casi riscontrati a Rocchetta di Vara, in Liguria, rivestono un’importanza particolare in quanto portano il numero complessivo dei comuni italiani in cui è stata osservata almeno una positività alla Peste Suina Africana a 188. Questo incremento numerico delle aree geografiche colpite evidenzia la vasta portata dell’epidemia e la sua progressiva espansione sul territorio nazionale, nonostante gli sforzi congiunti delle autorità. La diffusione geografica del virus è spesso legata al movimento dei cinghiali selvatici, che agiscono come serbatoio e vettore principale della malattia.

Per contrastare l’avanzamento della PSA, sono in atto diverse misure di contenimento. Queste includono la sorveglianza attiva e passiva della fauna selvatica, con la raccolta e l’analisi di carcasse di cinghiali, e l’implementazione di protocolli di biosicurezza rigorosi negli allevamenti suinicoli. L’obiettivo primario è prevenire il salto di specie del virus dai cinghiali agli animali domestici, che avrebbe conseguenze economiche e sanitarie devastanti. Le zone considerate “infette” o “a rischio” sono sottoposte a restrizioni sui movimenti di animali e prodotti, nonché a programmi di abbattimento selettivo dei cinghiali per ridurne la densità e, di conseguenza, la probabilità di trasmissione del virus.

La sensibilizzazione della popolazione è altrettanto cruciale. I cittadini sono invitati a non lasciare rifiuti alimentari in aree rurali, a segnalare carcasse di cinghiali e a rispettare le normative relative alla caccia e al transito in aree protette. La lotta contro la Peste Suina Africana richiede un approccio multifattoriale e la collaborazione di tutti gli attori coinvolti, dagli agricoltori ai cacciatori, fino alla cittadinanza, per proteggere il patrimonio zootecnico e l’ambiente naturale.

Mirco Vuccino

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