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Dietro il caso del forfait alla Davis, il racconto di un gruppo che ha vinto insieme anche grazie a chi non ha giocato
Da giorni il tennis italiano vive una doppia narrazione: da un lato il trionfo storico in Coppa Davis, dall’altro le polemiche legate alle assenze di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti alle Finals di Bologna. Un’assenza che per qualcuno ha rappresentato un tradimento sportivo, mentre per altri era la naturale conseguenza di un calendario massacrante. A riportare ordine, ma soprattutto onestà, ci ha pensato Matteo Berrettini, uno dei protagonisti di questo ciclo azzurro, raccontando una verità che finora era rimasta fuori dai commenti più accesi.
«Jannik e Lorenzo c’erano», ha detto con fermezza. C’erano non in campo, ma ogni giorno accanto alla squadra che ha conquistato il titolo mondiale. «Sono una fonte di ispirazione incredibile per tutti. Siamo un gruppo umano enorme, giochiamo o no. Sono stati vicini a noi ogni giorno». Parole che rompono la narrazione della frattura interna e restituiscono l’immagine di un team che vive di un legame più profondo della presenza in campo.
Lorenzo Musetti ha rappresentato la parte più discussa di questa vicenda, perché il suo forfait è arrivato all’ultimo, dopo giorni di incertezza. Il tennista di Carrara non ha mai nascosto il rammarico per non poter prendere parte alle Finals casalinghe, ma ha anche spiegato che la decisione era inevitabile per via delle condizioni fisiche e del calendario soffocante. È stato l’unico qualificato alle ATP Finals ad aver giocato un torneo nella settimana precedente all’inizio della competizione, un impegno che aveva indebolito ulteriormente un equilibrio fisico già provato.
«Ovviamente c’è molto rammarico», aveva dichiarato. «C’è dispiacere per la data e per come sono arrivato a questa competizione». Parole sincere, che alla luce delle dichiarazioni di Berrettini assumono un significato diverso: Musetti non ha voltato le spalle alla squadra, ha semplicemente riconosciuto un limite. Un limite umano, prima che sportivo.
Mentre l’Italia festeggia un altro titolo che arricchisce un triennio straordinario, Berrettini ha scelto di guardare oltre. Perché se c’è una magia in questo momento storico del tennis italiano, non è solo nei successi, ma nell’effetto che questi ragazzi stanno producendo sulle nuove generazioni. «Stiamo portando il tennis a un livello incredibile», ha detto a Sportweek. «La cosa più bella è ispirare qualcuno a credere in un sogno. Io ero uno di loro, e questa cosa mi emoziona».
Nelle sue parole torna il senso più profondo dello sport: la capacità di unire, di trascinare, di trasformare anche una rinuncia in un gesto di responsabilità. Ed è forse per questo che il gruppo azzurro appare oggi più solido che mai. Perché ogni vittoria è il risultato di chi scende in campo, ma anche di chi resta a bordo campo senza mai smettere di esserci.
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