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Un’esercitazione militare dentro una scuola media scatena accuse di militarizzazione e botta e risposta politico: cosa sta realmente succedendo
Non capita spesso di leggere che una scuola media si ritrovi al centro di una tempesta politica per via di un’esercitazione militare. Eppure è esattamente ciò che sta accadendo attorno a un istituto italiano, dove una simulazione organizzata con personale dell’esercito ha acceso un caso nazionale ancora prima che l’iniziativa abbia luogo. Le indiscrezioni su mezzi militari pronti a fare ingresso nel cortile scolastico hanno alimentato reazioni durissime, sospetti di una “militarizzazione” degli ambienti educativi e accuse reciproche tra forze politiche.
Sul tavolo, una domanda semplice quanto dirompente: cosa ci fanno soldati e mezzi tattici in una scuola media? Solo dopo l’esplosione del caso si è scoperto che la vicenda ruota attorno alla “Ellero” di Udine, diventata suo malgrado il punto di incontro – e scontro – tra esigenze formative, presenza militare e sensibilità politiche sempre più accese.
L’iniziativa, programmata per martedì 2 dicembre, coinvolge alcuni docenti dell’Istituto Comprensivo V tramite una simulazione curata dal Cimic Group, reparto dell’esercito italiano specializzato nella cooperazione civile-militare a supporto della NATO nelle aree di crisi. La circolare interna parlava di un’attività rivolta esclusivamente agli insegnanti, senza presenza né coinvolgimento degli studenti. Tuttavia, ciò che ha acceso la polemica è stata la parte relativa ai mezzi militari: la nota indica infatti la possibile presenza di due automezzi nel cortile della scuola.
La comunicazione non sarebbe mai passata dal Consiglio d’Istituto, come denunciato dal capogruppo di Avs Andrea Di Lenardo, che ha accusato la dirigenza di aver autorizzato l’esercitazione “senza trasparenza” e senza alcun confronto con la comunità scolastica. Per l’esponente di minoranza, l’episodio rappresenta un passo pericoloso verso una “militarizzazione delle scuole”, aggravato dal fatto che il contesto dell’esercitazione riguarda operazioni militari in teatri esteri.
Le proteste hanno spinto Avs a presentare due interrogazioni, una alla Camera tramite Marco Grimaldi e una in Consiglio regionale, chiedendo di chiarire motivazioni, modalità e responsabilità dell’iniziativa.
Sul fronte opposto, la Lega ha bollato le polemiche come “inutili e incomprensibili”. Il senatore Marco Dreosto ha ricordato che il Cimic Group si occupa anche di attività umanitarie e di tutela dei civili, sostenendo che un incontro informativo con i docenti rientri pienamente nelle attività formative di un istituto scolastico.
A cercare di spegnere l’incendio è intervenuta anche la dirigente scolastica Sara Cuomo. Intervistata da TeleFriuli, la preside ha descritto l’iniziativa come “un semplice momento informativo” sulle operazioni umanitarie in contesti di crisi, negando qualsiasi volontà di spettacolarizzare mezzi o uomini dell’esercito all’interno della scuola. Ha inoltre minimizzato la portata dell’evento, presentandolo come un percorso di approfondimento rivolto al personale e non certo agli studenti.
Resta però l’immagine – vera o presunta – dei mezzi militari in un cortile dove ogni giorno entrano centinaia di ragazzi di 11, 12 e 13 anni. Ed è esattamente su questa immagine che si sta consumando un dibattito ben più grande di una semplice esercitazione: quello sul ruolo della scuola, sul rapporto tra educazione e istituzioni militari, e su un’attenzione crescente della politica verso ogni simbolo capace di generare divisione. L’esercitazione si farà. Ma la polemica, ormai, è già entrata in classe.
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