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Urgente INPS, 30 novembre: la data che può cambiarti la vita (o condannarti a 4 anni in più di lavoro) | Porta subito i documenti

Una scadenza che molti ignorano, ma che decide il tuo futuro pensionistico: se non presenti domanda all’Inps entro il 30 novembre rischi di perdere l’unica via d’uscita anticipata rimasta davvero efficace.

Ci sono date che scorrono senza lasciare traccia e ci sono date che, se dimenticate, possono costare anni interi della propria vita. Il 30 novembre appartiene alla seconda categoria, soprattutto per chi sogna di smettere di lavorare prima dei 67 anni imposti dalla legge Fornero. In un sistema previdenziale sempre più rigido e in continua ridefinizione politica, il calendario diventa un’arma decisiva: chi non rispetta questa scadenza rischia di restare bloccato al lavoro ben oltre quanto immaginato.

È un paradosso tutto italiano: esiste una possibilità concreta per anticipare la pensione di quattro anni e con soli 30 anni di contributi, ma per ottenerla non basta averne diritto — bisogna ricordarsi di fare domanda nei tempi esatti. Una dimenticanza, uno slittamento, un “lo faccio domani” può tradursi in un anno di attesa o, nel peggiore dei casi, nella perdita definitiva della misura se il governo decidesse di non prorogarla. Ed è proprio questo rischio a rendere il 30 novembre una data cruciale da segnare in rosso.

Perché il 30 novembre è l’ultima chiamata utile per andare in pensione 4 anni prima

La misura in questione è l’Ape Sociale, nata nel 2017 come strumento temporaneo e mai trasformata in opzione strutturale. Oggi permette l’uscita a 63 anni e 5 mesi con 30 anni di contributi: una distanza siderale dai requisiti ordinari della pensione anticipata o di vecchiaia. Ma per poterne usufruire bisogna presentare domanda all’Inps in una delle tre finestre annuali. L’ultima del 2025 è proprio il 30 novembre, e chi la manca dovrà rimandare tutto all’anno successivo.

Il punto critico è che il Governo Meloni non ha ancora definito definitivamente cosa accadrà alle misure in vigore nel 2026. Ape Sociale potrebbe essere confermata, modificata o archiviata. Se il provvedimento dovesse essere eliminato, chi non avrà presentato domanda entro novembre potrebbe perdere per sempre l’occasione di anticipare l’uscita di quattro anni. E non è un dettaglio da poco se consideriamo che, senza questa misura, molti dovrebbero attendere di raggiungere i 67 anni o accumulare oltre 42 anni di contributi.

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Chi può accedere e quali sono i limiti (spesso ignorati) dell’Ape Sociale

L’Ape Sociale è riservata a categorie specifiche: caregiver, lavoratori con invalidità almeno al 74%, disoccupati senza ammortizzatori e addetti ai lavori gravosi (per questi ultimi servono 36 anni di contributi). Si tratta di profili particolarmente fragili o impegnati in mansioni usuranti, per cui il legislatore ha riconosciuto la necessità di una uscita anticipata. Ma questa misura, sebbene vantaggiosa sull’età, presenta limitazioni che molti scoprono solo dopo aver presentato domanda.

Il primo limite riguarda l’importo: l’assegno non può superare i 1500 euro lordi al mese, non è rivalutato e non include tredicesima né quattordicesima. Il secondo riguarda il lavoro: chi accede ad Ape Sociale non può svolgere attività lavorativa, né come dipendente né come autonomo, salvo prestazioni occasionali entro i 5000 euro annui. Tutti questi vincoli svaniscono quando si arriva all’età della pensione di vecchiaia, ma fino ad allora vanno rispettati senza eccezioni. È dunque una scelta da ponderare, ma che può cambiare radicalmente la qualità della vita di chi non riesce più a sostenere il peso del lavoro quotidiano.

Valeria Mazzantini

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Valeria Mazzantini

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