Notizie in breve

Caso Emanuela Orlandi, poco prima di sparire era… | Il documento salta fuori dopo 30 anni: ecco cosa stava facendo

Dalla Commissione bicamerale d’inchiesta emerge un appunto manoscritto di Emanuela Orlandi: un documento inedito che riporta un luogo e un’attività mai comparsi prima nelle indagini, offrendo un nuovo frammento sugli ultimi giorni della ragazza.

Quarant’anni dopo la scomparsa, il caso di Emanuela Orlandi continua a rivelare dettagli mai esplorati. La Commissione parlamentare che sta riesaminando l’intera vicenda, con il supporto del ROS dei Carabinieri, ha individuato un foglio scritto di suo pugno, un appunto in cui Emanuela annota la presenza di un “teatro-cineforum” lungo la via Cassia. È un riferimento che non compare in nessun verbale, testimonianza o ricostruzione ufficiale emersa in precedenza, e che dunque apre una pista completamente nuova.

Nel documento la giovane indica il nome del cineforum, “Il montaggio delle attrazioni”, e si sofferma su uno spettacolo teatrale andato in scena poco più di un mese prima della sua sparizione. Un dettaglio semplice, quasi quotidiano, ma capace di sollevare interrogativi importanti su luoghi e persone che Emanuela potrebbe aver frequentato in quel periodo. Una coincidenza rilevante è che quella struttura si trovasse a pochi metri dall’abitazione del regista Bruno Mattei, figura nota nell’ambiente dei B-movie romani, un’ulteriore curiosità che gli investigatori stanno valutando con attenzione.

Il nuovo appunto e la mappa delle frequentazioni

La scoperta di questo foglio non fornisce risposte definitive, ma cambia ancora una volta la geografia degli ultimi movimenti possibili della ragazza. L’appunto, infatti, sembra suggerire un interesse o una presenza della giovane in un luogo mai citato prima, potenzialmente legato ad ambienti culturali, artistici e forse a cerchie di frequentazioni che non erano mai emerse. È un elemento che potrebbe ridefinire contorni e dinamiche degli ultimi mesi prima della scomparsa.

Per gli analisti, il valore del documento sta proprio nella sua semplicità: non è una testimonianza ricostruita a posteriori, ma un pensiero spontaneo, scritto da Emanuela stessa. Un frammento che potrebbe offrirsi come punto di partenza per verificare contatti, presenze e spostamenti, soprattutto se collocato nel contesto delle altre novità emerse in queste settimane.

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La pista della Casa del Jazz e il racconto che riaccende i dubbi

Accanto alla scoperta dell’appunto, un altro fronte si è riaperto grazie al racconto di Pietro Orlandi. Durante un intervento televisivo, ha rivelato di aver incontrato una persona legata a un ex magistrato convinto che il corpo di Emanuela possa trovarsi sotto la Casa del Jazz, la struttura sorta sull’Appia in un’area un tempo appartenuta a Enrico Nicoletti, figura centrale della Banda della Magliana. Una convinzione maturata dopo ricerche personali e verifiche informali, oggi tornata d’attualità in seguito alla richiesta ufficiale di nuovi scavi nella zona.

Secondo il racconto, sotto la struttura esisterebbero vecchi locali e cunicoli interrati, potenzialmente utilizzati negli anni per occultare più di un corpo. È una teoria che riporta al centro le trame oscure della Roma degli anni ’80, dove criminalità, ambienti ecclesiastici e figure legate alla finanza nera si intrecciano in un mosaico investigativo ancora pieno di zone d’ombra.

Gli scavi recentemente avviati puntano proprio a verificare se quelle aree possano contenere resti umani compatibili con il periodo della scomparsa di Emanuela. Un’ipotesi che crea un equilibrio fragile tra speranza e paura: la speranza di ottenere finalmente una risposta, la paura che quella risposta possa essere definitiva.

Pietro Orlandi, infatti, ha descritto con lucidità questo sentimento contrastante. Da un lato il bisogno di verità, dall’altro il timore che la scoperta di resti possa segnare la fine di ogni aspettativa. La sua frase racchiude il peso di quarant’anni di silenzio: Emanuela, dice, “è viva finché non c’è prova del contrario”, ma anche un epilogo doloroso “sarebbe comunque importante per mettere un punto”.

Tra nuovi documenti, testimonianze e scavi, il caso Orlandi continua così a evolversi. Ogni dettaglio riportato alla luce sembra spalancare un ulteriore scenario, mantenendo viva la sensazione che la verità, seppur lontana, possa ancora emergere.

Valeria Mazzantini

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