La Morte di Gesù: Un’Analisi Storico-Letteraria delle Narrazioni

La narrazione tradizionale della morte e risurrezione di Gesù, così come raccontata dal Cristianesimo per circa duemila anni, è oggetto di un’intensa riflessione storico-letteraria. Questo esame si basa su un’attenta analisi dei Vangeli canonici, di testi apocrifi come il Vangelo di Pietro, e di riferimenti nel Corano, con l’obiettivo di esplorare possibili interpretazioni alternative, senza intenzione di offendere alcuna fede religiosa. L’analisi si concentra sulle parole originali dei testi greci, evitando interpretazioni arbitrarie. Si considera, inoltre, che la paternità dei Vangeli a Marco, Luca, Matteo e Giovanni è attribuzione convenzionale, nota agli studiosi di ogni orientamento.

Iniziamo con il Vangelo di Marco, considerato dai più come il primo Vangelo scritto. Si nota che i versi finali (capitolo 16, versi 9-20), che descrivono le apparizioni post-resurrezione, sono probabilmente un’aggiunta successiva, assente nelle versioni più antiche. L’annuncio della risurrezione è affidato a un individuo non identificato, vestito di bianco, seduto presso il sepolcro.

Come avvenne la morte di Gesù? I Vangeli raccontano che dopo tre ore sulla croce, dopo aver ricevuto aceto, Gesù morì. La crocifissione romana era nota per la sua crudeltà, con alcune vittime che sopravvivevano per 24-36 ore. La morte rapida di Gesù dopo l’assunzione di aceto solleva interrogativi. È plausibile che un semplice sorso di aceto possa causare la morte immediata a una persona ancora viva?

Una possibile spiegazione potrebbe essere l’utilizzo di una “spongia soporifera”, un preparato a base di erbe medicinali e oppio, ben noto nell’antica Roma (come descritto dall’Università di Pavia). Questa sostanza avrebbe indotto una morte apparente, permettendo di evitare la barbara pratica di spezzare le gambe dei crocifissi per accelerare la morte, come avveniva comunemente. Questa pratica avrebbe consentito di rimuovere il corpo prima dello shabbat, evitando ulteriori sofferenze.

Il concetto dei “tre giorni” tra la morte e la risurrezione presenta un’altra incongruenza. Dal venerdì pomeriggio alla domenica mattina, il tempo trascorso è inferiore a 36 ore. Il Vangelo di Pietro, pur considerato apocrifo, fornisce una versione alternativa degli eventi. Il racconto di due giovani che assistono all’apertura della tomba e al recupero di Gesù potrebbe alludere a una messa in scena della sua “resurrezione”.

Infine, il Corano, pur riconoscendo la grandezza morale di Gesù, rifiuta la dottrina della sua divinità e morte in croce, asserendo che fu trasportato in Paradiso, corpo e anima. In definitiva, le diverse narrazioni sulla morte e risurrezione di Gesù offrono un complesso quadro di eventi e interpretazioni, suggerendo un’attenta riflessione critica sui testi sacri e sulle loro molteplici prospettive.

Redazione

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