L’Antico Testamento descrive Yahweh, il Dio del cristianesimo, con una schiettezza sorprendente, rivelando aspetti meno noti della sua figura. Testi come l’Esodo ed Ezechiele documentano una realtà ben lontana dall’immagine di un essere benevolo. Yahweh, definito “uomo di guerra” (“Ish milkama” in ebraico), è raffigurato come un essere spietato, un aspetto evidenziato anche dall’antico saluto liturgico “Sanctus sanctus sanctus, Dominus Deus sabaoth”, dove “Sabaoth” (eserciti) rivela la sua natura guerriera. La traduzione moderna di “Signore Dio dell’universo” ha sostituito l’originale, probabilmente per mitigare l’immagine di un Dio connotato militarmente. Ma la crudeltà di Yahweh non si limita all’aspetto bellicoso. Testimonianze bibliche rivelano l’orribile pratica dei sacrifici umani, in particolare dei primogeniti, praticata fino alla riforma del re Giosia nel 622 a.C. Questa usanza, più conveniente per la classe sacerdotale, fu poi abolita a favore di offerte animali e contributi monetari. L’Esodo 22, 28-29 cita esplicitamente il sacrificio del primogenito come dovuto a Yahweh, confermando questa pratica disumana. Ezechiele 20, 23-26 descrive il pentimento divino dopo aver sottoposto il popolo a queste prove, affermando che il sacrificio dei primogeniti serviva a terrorizzare e imporre il dominio di Yahweh. Queste rivelazioni invitano a una riflessione critica sulla complessità e contraddizioni della figura divina nell’Antico Testamento. Per approfondimenti, contattateci tramite la pagina Facebook del Risorgimento Nocerino o via email all’indirizzo [email protected]
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