Il Maestro Carotenuto e la Tradizione Musicale Campana: Un’eredità minacciata?

Simone Carotenuto, l’anima pulsante dei Tammorrari del Vesuvio, un pilastro della musica tradizionale campana, condivide orgoglio e preoccupazione per l’attuale panorama musicale. Questo artista, voce storica della Nuova Compagnia della Tammorra, ha dedicato la sua vita alla preservazione e all’innovazione di questo ricco patrimonio. Con quattro album all’attivo incisi con i Tammorrari del Vesuvio (Pina Ascione, Luca Masi, Peppe Pacelli, Antonio Mancusi, Enzo Mazzarella, Giovanni Vicidomini, Giovanni Marra e Nobile Masi), Carotenuto ha saputo coniugare la tradizione con influenze mediterranee, mescolando melodie greche, andaluse e balcaniche in un caleidoscopio sonoro unico. Superata la reticenza iniziale, nata da un’infanzia umile in una famiglia di contadini scafatesi (dove la musica popolare era percepita come simbolo di povertà), la passione giovanile per il rock americano si è trasformata in un profondo amore per le sonorità campane, alimentato dall’esempio della Nuova Compagnia di Canto Popolare e di Musicanova di Eugenio Bennato. Carotenuto spiega come, partendo dalle radici popolari, l’innovazione, guidata dal talento di Giovanni Vicidomini, ha avvicinato la tradizione a nuove generazioni. Riflettendo sul successo di gruppi come la Nuova Compagnia di Canto Popolare e Musicanova (e persino i Media Aetas), Carotenuto sottolinea l’unicità di quel periodo, dubitando che un simile fenomeno possa ripetersi nell’attuale contesto. Mentre il folk rock potrebbe conoscere nuova linfa vitale, la stessa autenticità e profondità del folk tradizionale campana, secondo il Maestro, sembra irripetibile. L’artista evidenzia il ruolo fondamentale di Roberto De Simone nella diffusione internazionale della musica popolare campana. La sperimentazione, secondo Carotenuto, è possibile solo con musicisti altamente qualificati, capaci di bilanciare innovazione e rispetto per le radici. Il suo più grande desiderio? Un ritorno all’epoca d’oro degli anni ’90, quando passione, competenza e un pubblico esigente erano elementi imprescindibili del panorama musicale. Un pubblico, ricorda, capace di apprezzare la qualità e di rifiutare l’insipidezza, un pubblico che, in sostanza, “sceglieva” la vera musica, un tempo in cui la qualità, non la quantità, era l’unica stella polare.

Redazione

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