L’Italia entra nel secondo conflitto mondiale: un’ardua scelta del 1940

Ottantuno anni orsono, il 10 giugno 1940, Benito Mussolini annunciò l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale a fianco della Germania nazista, dichiarando guerra a Gran Bretagna e Francia. Dal balcone di Palazzo Venezia, preceduto dal saluto rituale della folla orchestrato dal vicesegretario del PNF Pietro Capoferri, il Duce, in uniforme di primo caporale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, pronunciò un discorso radiofonico che riecheggiò nelle principali piazze italiane. “L’ora delle decisioni irrevocabili è giunta,” proclamò, esortando il popolo alla vittoria con un’unica, imperativa parola d’ordine: “Vincere!”. Nel pomeriggio, il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, aveva formalmente notificato la dichiarazione di guerra agli ambasciatori francese e britannico a Palazzo Chigi. Nonostante la consapevolezza, confermata dallo stesso Ciano, dell’insufficiente preparazione militare italiana, Mussolini, fedele all’ideologia fascista e spinto dal desiderio di affermare il suo ruolo sulla scena internazionale, non poté esimersi dal conflitto. Il risentimento per la “vittoria mutilata” della Prima Guerra Mondiale e l’ambizione di non essere relegato a un ruolo secondario nei negoziati di pace al fianco di un Hitler vittorioso, legato all’Italia dal Patto d’Acciaio, guidarono la sua decisione. Già il 28 maggio, anticipando di circa un anno le sue iniziali intenzioni, Mussolini aveva informato il Capo di Stato Maggiore Badoglio della sua scelta, incoraggiato dalle iniziali conquiste tedesche che facevano presagire un conflitto rapido e indolore. La minaccia sembrava lontana, ma il 14 giugno un aereo nemico sorvolò Roma, lanciando solo volantini, ma segnando l’inizio dell’immersione nella realtà del conflitto. L’iniziale entusiasmo lasciò presto spazio alla tragedia. La Seconda Guerra Mondiale inflisse all’Italia perdite umane e danni materiali senza precedenti, causando sofferenza in tutto il Paese. I bombardamenti, spesso indiscriminati, devastarono numerose città, causando ingenti perdite al patrimonio artistico e architettonico. Quasi mezzo milione di vittime, tra militari e civili, testimonia la gravità del disastro. Mussolini, in definitiva, pagò il prezzo delle sue decisioni. La guerra per l’Italia terminò l’8 settembre 1943 con il territorio invaso, devastato e una popolazione esausta.

Redazione

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