Il declino di Nocera Inferiore: un’analisi critica del suo ruolo nell’Agro

L’immagine di Nocera Inferiore come “capitale dell’Agro” necessita di una revisione critica. Se fino agli anni ’60 la sua posizione di maggiore produttività, nonché la presenza di tutte le scuole superiori, la proiettavano come centro nevralgico, attraendo lavoratori, professionisti e studenti da comuni limitrofi, alimentando un dibattito culturale, seppur circoscritto, la realtà è più sfumata. La sua popolazione, superiore ai 50.000 abitanti all’epoca, non ha mai sviluppato un forte senso di unità cittadina. Anzi, una spiccata identità di quartiere – Casolla, Piedimonte, Vescovado, Grotti, Cicalasi e Merichi – ha prevalso, come testimonia l’uso stesso del linguaggio locale: un residente di Piedimonte, recandosi in centro, afferma di andare a “Nocera”. Persino la festa patronale di S. Prisco viene sentita più come celebrazione di un singolo rione che come evento collettivo, a differenza di quanto accade per analoghe festività in altre città come Pagani o Salerno. Questa frammentazione ha anche limitato l’integrazione di personaggi illustri, spesso costretti ad affermarsi altrove. L’esperienza di Domenico Rea, deriso per la sua aspirazione letteraria e successivamente oggetto di polemiche per le sue opere, è emblematica.

La regressione di Nocera è, probabilmente, legata all’intreccio, negli anni ’50 e ’60, del declino delle attività produttive (molini, pastifici, industrie conserviere) e dell’ascesa incontrollata del settore edilizio. La chiusura delle industrie ha innescato un’ondata di speculazione edilizia, trasformando aree industriali in complessi residenziali, come avvenuto in via Matteotti. Contemporaneamente, l’abbandono dei quartieri popolari ha aggravato la situazione, creando un paradosso: un’abbondanza di immobili e una continua domanda di alloggi, alimentando un mercato immobiliare frenetico.

L’assenza di pianificazione urbanistica negli anni ’50 e ’60, l’incompletezza del Piano Regolatore degli anni ’70 e le numerose “varianti in deroga” post-terremoto del 1980, hanno ulteriormente contribuito al degrado. La mancanza di una leadership cittadina – politica, imprenditoriale, culturale e sociale – ha esacerbato la situazione. Nocera è oggi una città prevalentemente terziaria, priva dei servizi tipici di questo settore, con un territorio ristretto e mal gestito, nonostante la non povertà generale. Un’identità frammentata, con l’eccezione dell’unione, talvolta non proprio civile, intorno alla squadra di calcio, caratterizza il tessuto sociale. La scena politica, infine, è altrettanto critica. Senza la costruzione di una nuova classe dirigente, capace di guidare la città verso il riscatto, il futuro appare incerto e arduo.

Redazione

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