Il crescente fenomeno degli Hikikomori: isolamento volontario e strategie di intervento

Il fenomeno dell’hikikomori, termine giapponese che significa “restare in disparte”, sta destando crescente preoccupazione a livello globale. Si tratta di un disturbo psicologico caratterizzato da un’auto-reclusione prolungata, che porta gli individui a interrompere quasi totalmente le interazioni sociali, rifugiandosi nelle proprie abitazioni per mesi o addirittura anni. Sebbene originariamente identificato in Giappone alla fine degli anni ’80, il problema si sta diffondendo a livello internazionale, con stime non ufficiali che indicano un numero considerevole di casi anche in Italia. La dottoressa Patrizia Palomba, psicologa e psicoterapeuta coordinatrice dell’area psicologica Campania per l’associazione Hikikomori Italia, spiega che la fascia d’età maggiormente colpita va dai 14 ai 30 anni, ma non sono esclusi casi di persone oltre i quarant’anni. Le stime ufficiali, difficili da ottenere a causa della complessità del fenomeno e della reticenza da parte delle istituzioni, sono scarse, ma in Giappone si parla di centinaia di migliaia, forse milioni di casi. In Italia, le stime basate sul numero di richieste all’associazione si aggirano intorno alle centomila unità.

Le cause dell’isolamento volontario sono molteplici e complesse. Non si tratta semplicemente di agorafobia o di inadeguatezza sociale. La dottoressa Palomba sottolinea il ruolo della pressione sociale, della paura del giudizio e di una forma di depressione esistenziale, spesso associata a un senso di vuoto e mancanza di significato. L’ansia sociale, la fobia scolastica e l’abbandono degli studi sono piuttosto conseguenze, non cause, dell’hikikomori. La digitalizzazione, pur spesso utilizzata dagli hikikomori per mantenere un minimo contatto con l’esterno, non è la causa principale, ma una conseguenza dell’isolamento. L’uso intensivo delle tecnologie rappresenta, in molti casi, l’unico modo per interagire con il mondo esterno, quindi un campanello di allarme.

Riconoscere i segnali è fondamentale per intervenire tempestivamente. I genitori devono prestare attenzione a cambiamenti comportamentali come il rifiuto ricorrente di andare a scuola o al lavoro, l’abbandono delle attività sociali, l’inversione del ritmo sonno-veglia, la preferenza per attività solitarie e l’uso eccessivo delle nuove tecnologie. È importante evitare pressioni, punizioni o restrizioni sull’uso delle tecnologie, approcci che potrebbero peggiorare la situazione. È invece necessario un approccio più ampio e articolato che preveda il supporto di professionisti qualificati, come quelli contattabili tramite l’associazione Hikikomori Italia. L’associazione offre inoltre gruppi di supporto per genitori, un prezioso strumento per condividere esperienze e affrontare insieme la sfida. La collaborazione tra famiglie e professionisti, quindi, risulta essere l’approccio più efficace per contrastare efficacemente questo preoccupante fenomeno.

Redazione

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