Olevano sul Tusciano: Un’errata attribuzione bizantina nella Grotta dell’Angelo

Un’interpretazione inesatta della storia della Grotta di Olevano ha portato all’erogazione di 120.000 euro di fondi pubblici. Nel 1996, si diffuse l’idea che monaci basiliani, fuggiti da Costantinopoli durante la lotta iconoclasta (730-842 d.C.), avessero occupato illegalmente la grotta, stabilendovi un monastero greco. Questa convinzione, ampiamente divulgata localmente e online, culminò nella realizzazione di una rappresentazione storica, una “Messa Bizantina”, finanziata con fondi regionali. Sebbene l’autore della tesi iniziale sia in buona fede, la sua ricostruzione appare romanzata. L’ipotesi di un’influenza bizantina sembra infatti basarsi sul pregiudizio che tale attribuzione accresca il prestigio dell’opera d’arte, trascurando altre possibilità culturali. In realtà, prove storiche, teologiche, epigrafiche e iconografiche indicano la presenza di un cenobio benedettino con radici campano-longobarde. Innanzitutto, l’affresco del “Christus sub specie agni” nell’abside destra, proibito dal Concilio Trullano II (693 d.C.) agli artisti orientali, ma non a quelli occidentali, indica chiaramente un’origine occidentale. Inoltre, non si riscontrano fughe di monaci bizantini, ma esili accolti dalla Chiesa di Roma, come dimostrano gli esempi di Teodoro Studita e la politica papale di Gregorio III, Paolo I e Pasquale I. Tutte le iscrizioni presenti negli affreschi sono latine, a partire da quelle dedicate a San Pietro e San Paolo, sino alle scritte relative al Battista, all’Evangelista, a San Vito, e alla raffigurazione della Crocifissione. L’iconografia, con la presenza di un benedettino, San Benedetto, e San Pietro, rafforza l’ipotesi benedettina e occidentale, escludendo quella bizantina. Infine, la datazione delle strutture parietali della chiesetta, tra il X e l’XI secolo, conferma la contemporaneità degli affreschi e smentisce la narrazione anacronistica di un’occupazione bizantina. La presenza di San Vito, un santo occidentale, completa il quadro di una cultura pittorica campano-longobarda. (1) Geremia Paraggio, La grotta di San Michele e dintorni 1996, pp.47-48,55.

Redazione

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