Smentita una leggenda storica ad Olevano sul Tusciano: il caso del presunto vescovado nella grotta di San Michele

Un’affermazione storicamente infondata, diffusa da oltre cinque anni nel comune di Olevano sul Tusciano, asserisce che Pietro II, vescovo di Salerno, abbia istituito un vescovado nella grotta di San Michele Arcangelo nell’861. Questa narrazione, presentata come fatto accertato, sembrerebbe essere stata strumentalizzata per ottenere tre milioni di euro di fondi europei destinati a un progetto culturale incentrato sulla grotta. Nel dicembre 2015, una richiesta di accesso agli atti relativi al progetto regionale è stata respinta, impedendo una verifica completa delle circostanze.

L’origine di questa inesattezza risiede in un’interpretazione erronea di uno studio storico-archeologico del professor Alessandro di Muro, basato sul “Chronicon Salernitanum”. Di Muro, pur in buona fede, attribuisce a Pietro II la fondazione di una sede episcopale nella grotta, a seguito di una traduzione e parafrasi imprecise del testo originale. Secondo il suo studio, Pietro II, dopo essere fuggito da Salerno per sfuggire all’ira dei cittadini, trovò rifugio nella grotta, la cui impenetrabilità gli garantì un periodo di latitanza. Questa interpretazione, tuttavia, è smentita da una lettura accurata del testo latino, come dimostrato da Arturo Carucci (Edizioni Salernum, Salerno 1988, pp. 158-159).

Diverse imprecisioni nel lavoro di Di Muro emergono da un confronto con fonti attendibili: Pietro II non era fratello, bensì figlio del principe Ademario; non era un vescovo eletto, ma imposto dal padre; non fu inseguito da un esercito, ma da un piccolo gruppo di uomini; e infine, non rimase nella grotta per un lungo periodo, ma solo per pochi giorni prima di consegnarsi volontariamente, a causa della fame. Inoltre, Di Muro commette errori nella trascrizione latina e cita erroneamente Paolo II, vescovo di Napoli, a sostegno della sua tesi.

Le interpretazioni del “Chronicon Salernitanum” proposte da diversi storici locali (Ernesto Iannone, Giovanni Crisci, Vincenzo de Simone, Paesano) concordano con l’analisi di Carucci. Pertanto, la conclusione è inequivocabile: Pietro II non istituì alcun vescovado nella grotta di Olevano. Questa affermazione è infondata per tre motivi principali: Pietro II era un vescovo deposto; non avrebbe avuto il tempo materiale per tale impresa; e un’azione del genere sarebbe stata illegale nei confronti della Chiesa di Roma. Qualsiasi altra interpretazione del “Chronicon Salernitanum” che contraddica questa ricostruzione rappresenta una distorsione storica.

Redazione

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