Il coraggio di Francesco Rese: da Lero alla resistenza nei Balcani

Un’intensa testimonianza, tratta dagli studi del compianto ricercatore nocerino Rocco Vitolo, rivela il profilo di Francesco Rese, un eroe locale la cui storia merita di essere conosciuta. La strenua difesa dell’isola di Lero, aspra e selvaggia, con le sue profonde baie che offrivano rifugio alle navi, durò oltre due mesi. Circa cinquemila soldati italiani, guidati dal Capitano di Vascello Luigi Mascherpa (poi Contrammiraglio), insieme agli inglesi, si opposero all’avanzata tedesca, nonostante la grave carenza di armamenti: obsolete artiglierie, pochi fucili, scarse munizioni e viveri risicati. Sottoposti a circa duecento bombardamenti, i difensori, rinforzati da truppe britanniche a partire dal 16 settembre, resistettero fino all’attacco decisivo del 12 novembre. Lo sbarco tedesco, con l’impiego di paracadutisti, segnò la fine della resistenza il 16 novembre. Nonostante la decisione di continuare la lotta fino alla resa inglese, l’ordine di cessate il fuoco giunse dal Contrammiraglio Mascherpa, in seguito alla capitolazione del Generale britannico Tinley. Come sottolineò Churchill, la caduta di Lero fu un “rovescio veramente grave”. Dei cinquemila soldati italiani, solo millecinquecento sopravvissero, destinati a campi di prigionia in Germania in condizioni disumane. Tra questi, Francesco Rese, marò aerofonista, giunto a Lero nel maggio del 1942 da Brindisi a bordo di un sommergibile. Il suo coraggio si manifestò già nel salvataggio di commilitoni in mare. Dopo la resa, Rese fu deportato, vivendo condizioni estreme: trasporto in vagoni bestiame, privazioni di ogni genere, e l’attraversamento della penisola balcanica. Un bombardamento consentì la fuga da un campo di prigionia in Jugoslavia, dove si unì alla resistenza slava. Per tre anni partecipò alle operazioni anti-naziste, tornando in Italia solo nel dicembre del 1946. Decorato con tre Croci al Merito di Guerra ed un encomio solenne per la difesa di Lero, la sua partecipazione alla resistenza nei Balcani rimane in gran parte sconosciuta. La sua esperienza, quella di un giovane costretto a combattere in terre lontane, tra persone di diversa lingua, senza risorse, sottolinea la tragedia della guerra e i cinici calcoli strategici che ne determinano il corso, sacrificando innumerevoli vite. Il suo esempio ci ricorda l’importanza di ricordare le storie di coraggio individuale, spesso oscurate dai grandi eventi storici.

Redazione

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