Il ritorno del Duce: una satira politica del 2017

“Un popolo di analfabeti, allora; un popolo di analfabeti, adesso,” sentenzia il redivivo Benito Mussolini nella commedia satirica “Sono tornato”. Questa pellicola, un remake dell’ammirato film tedesco “Lui è tornato” (2014), riporta in vita il dittatore fascista, gettando un’ombra inquietante sul panorama politico italiano del 2017. La storia inizia a Piazza Vittorio a Roma, il 28 aprile, giorno della morte di Mussolini, quando il Duce riemerge inspiegabilmente nel presente. Inizialmente scambiato per un pazzo, viene poi “scoperto” da Andrea Canaletti, un giovane regista interpretato da Frank Matano, che vede nel personaggio un’occasione per la fama, prima su YouTube e poi in un reality show. Il film suggerisce, con una certa urgenza, che un ritorno di Mussolini, in un’Italia apparentemente immune dalla memoria del suo passato, potrebbe non essere così inverosimile. Il regista Luca Miniero, infatti, ipotizza che le condizioni socio-politiche italiane del 2017 siano sorprendentemente simili a quelle che permisero l’ascesa del fascismo. Il messaggio viene veicolato attraverso interviste a cittadini comuni, il cui volto è oscurato per preservare l’anonimato, che esprimono una sconcertante indifferenza, se non una certa inclinazione, verso un regime autoritario. Dialoghi surreali come “Una dittatura libera, però. Una dittatura non troppo dittatura,” o “Massimo due partiti,” rivelano una profonda sfiducia nella democrazia e un’inquietante mancanza di consapevolezza riguardo ai pericoli della dittatura. Il film, dunque, non fornisce giudizi, lasciando allo spettatore il compito di interpretare le reazioni contrastanti del pubblico – dai selfie con il Duce ai saluti romani – e di riflettere sulle implicazioni di questa amara rappresentazione della società italiana. L’eredità del fascismo, delle leggi razziali e delle sue tragiche conseguenze, sembra dimenticata o, peggio ancora, tollerata, mentre il pubblico ride e si lascia trasportare da una commedia che non fa sconti alla realtà. Rimane, pertanto, l’imperativo morale di imparare dal passato, per evitare che errori simili si ripetano.

Redazione

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