Nel 1999, un’ordinanza del tribunale di Catania ha stabilito un precedente legale significativo: un’errata acconciatura può comportare un risarcimento danni per il pregiudizio estetico e sociale inflitto al cliente. Chiunque abbia mai vissuto l’esperienza di un taglio di capelli indesiderato, ben lontano dalle aspettative, potrebbe chiedersi se sia possibile ottenere un indennizzo. Una futura sposa, ad esempio, fece causa al suo parrucchiere nel 1999 a Catania per un taglio corto, anziché lungo come richiesto, che la costrinse a cambiare abito da sposa e a posticipare le nozze. La donna sosteneva di aver subito un danno estetico e relazionale richiedendo un risarcimento. Il parrucchiere, al contrario, si difese sostenendo di aver solo accorciato le punte, e contro-ricorrendo per diffamazione. Tuttavia, il giudice accolse la richiesta della sposa, sulla base di prove fotografiche inequivocabili che mostravano la differenza tra il look pre e post taglio, corroborate dalle testimonianze e dalle perizie di esperti del settore. Sebbene il risarcimento non potesse riportare indietro il tempo o ripristinare la chioma perduta, la sentenza costituisce un precedente importante. Resta tuttavia aperto il dibattito sulle possibili implicazioni di una generalizzata condanna dei parrucchieri per errori professionali in Italia.
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