Il Monastero di Santa Chiara a Nocera Inferiore: Storia e Tradizioni

Situato tra Nocera Inferiore e Pagani, lungo l’arteria stradale che collega Salerno a Napoli, il maestoso monastero di Santa Chiara, dimora storica delle Clarisse, suscita un fascino antico. L’origine esatta della comunità rimane avvolta nel mistero, sebbene sia certo che le suore si stabilirono a Nocera dopo il 1283, grazie all’intervento dei frati francescani del vicino convento. Secondo alcune fonti, un precedente monastero, ubicato sotto la collina di San Pantaleone, venne distrutto da una violenta alluvione. In seguito a questo disastro, i frati francescani offrirono alle monache la loro piccola chiesa e gli edifici annessi. La struttura attuale risale ai primi anni del XIV secolo, ed è composta da due sezioni distinte: un’ala settecentesca, costruita dalle religiose, e una parte medievale, più antica, seppur significativamente modificata nel corso dei secoli.

Un evento drammatico segnò il 1742: una violenta tempesta devastò l’Agro nocerino, causando ingenti danni al monastero, con il crollo del campanile e di parte della facciata, causando vittime e feriti tra le religiose. I conseguenti lavori di ricostruzione portarono all’edificazione del muro di cinta del giardino e alla costruzione di una nuova ala a due piani, con diciotto ampie stanze esposte a sud, oltre a cantine e magazzini al piano terra. Successivamente, la chiesa venne ampliata con l’aggiunta del presbiterio e di due cappelle dedicate a San Francesco e Santa Chiara.

Seguendo le norme dell’epoca, il monastero possedeva beni immobili, aumentati nel tempo grazie alle doti delle novizie, investite in terreni, boschi e altre proprietà per garantire l’autosufficienza della comunità. La carenza di documentazione, tuttavia, impedisce una ricostruzione completa dei possedimenti del monastero nei suoi primi secoli di esistenza.

Nel 1812, Gioacchino Murat sottopose i monasteri di clausura a una commissione amministrativa, principalmente per controllare e limitare i loro possedimenti. Dopo la Restaurazione, Ferdinando IV abolì le commissioni nel 1815.

Le Clarisse conducevano una vita prevalentemente eremitica, con momenti di vita comune limitati a pochi giorni della settimana. Verso il 1630, la comunità, composta da circa 55 membri, seguiva un regime misto di vita comune e solitaria. Nel 1686, sotto la badessa suor Elena Erricchiello, venne introdotta una riforma che impose la vita comune completa, con pasti comuni, silenzio religioso e attività comuni, una disciplina durata solo pochi anni.

Per secoli, il monastero ha ospitato educande provenienti da famiglie nobili dell’Agro nocerino e delle province limitrofe, fornendo loro un’educazione civile e religiosa. Oggi, le clarisse continuano la loro attività, svolgendo lavori artigianali – come la creazione di rosari e marmellate – per sostenere le spese del monastero, in aggiunta alla loro principale attività di preghiera e al servizio liturgico.

Redazione

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