Molti auspicano una revisione della decisione ecclesiastica che ha marginalizzato il frate, artefice della rinascita del convento di San Francesco e Sant’Antonio a Cava de’ Tirreni dopo il terremoto del 1980. Nonostante le voci che segnalano la sua crescente assenza dalle attività conventuali e parrocchiali – culminata con la sua mancata partecipazione alla cerimonia del 4 settembre – dubito che il capitolo di fra’ Gigino a Cava sia definitivamente chiuso. La sua esclusione suscita perplessità, soprattutto tra coloro che apprezzano l’afflusso di pellegrini attratti dalla comunità francescana, che egli ha sapientemente rilanciato. Tuttavia, alcuni cavesi, e parte del clero – per motivi non sempre esclusivamente religiosi – si oppongono a questa crescente popolarità. Si intravede un desiderio di ritorno a una realtà ecclesiastica meno dinamica e accessibile? Ritengo ciò improbabile: il mondo è in continua evoluzione e la Chiesa non può rimanere stagnante. Il Concilio Vaticano II e i Pontefici successivi hanno aperto la via a una Chiesa più moderna e vicina ai fedeli, una linea che Papa Francesco incarna appieno. Fra’ Gigino, con la sua opera di ricostruzione e la sua lungimirante capacità di attrarre e aggregare persone attraverso iniziative innovative, ha contribuito a rendere la comunità francescana un polo di attrazione per l’intera Campania e ben oltre, estendendo la sua rete di contatti fino in Sicilia, Puglia e Spagna. Le critiche che lo accusano di essere più un imprenditore che un frate, a mio parere, sono fuori luogo. Se l’efficacia pastorale passa anche attraverso la capacità di promozione e gestione, ben venga un “imprenditore” come fra’ Gigino. Esempi come la Basilica di Pompei, o i grandi santuari francescani di Assisi e La Verna, che hanno saputo adeguarsi alle esigenze moderne, fino ad ospitare strutture ricettive, testimoniano la necessità di un approccio pragmatico e contemporaneo alla gestione dei luoghi sacri. L’ipotesi che questi luoghi siano “ispirati da Satana” è ridicola. Le autorità ecclesiastiche dovrebbero quindi riflettere sui notevoli risultati conseguiti da fra’ Gigino negli ultimi vent’anni e, invece di limitarlo, incoraggiarlo a proseguire nella sua opera di rinnovamento.
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