Le sorelle di Sant’Anna: Fede, tecnologia e vita di clausura a Nocera Inferiore

La vita all’interno del monastero domenicano di Sant’Anna, a Nocera Inferiore (XIII secolo), è un’intricata trama di preghiera, studio e lavoro, sorprendentemente intrecciata con la modernità. Abbiamo incontrato suor Teresa, la madre superiora, nel parlatorio – ancora dotato dell’antica ruota per gli scambi – che ci ha descritto la giornata delle monache con precisione. La giornata inizia alle 5:30 con la preghiera liturgica e la meditazione individuale, seguite dalla colazione comunitaria. Dalle 9 alle 10, un’ora di studio approfondisce le sacre scritture e argomenti di attualità, grazie anche all’utilizzo di computer e internet per seguire corsi online e comunicare con l’esterno. “Abbiamo scelto l’isolamento, non la separazione dal mondo”, ci spiega suor Teresa con un sorriso, svelando l’utilizzo di internet e la presenza di un televisore, seppur raramente accesi. “Come dice San Pietro, dobbiamo essere capaci di giustificare la nostra speranza”, aggiunge, sottolineando l’importanza dello studio. Le ore successive sono dedicate al lavoro: dalla cura della casa e dell’assistenza alle consorelle anziane alla produzione artigianale di oggetti in cuoio e cera (vedi la loro pagina Facebook “Artigianato monastico”), alla pittura di icone sacre e alla preparazione del miele e dei pasti. La giornata prosegue con ulteriori momenti di preghiera, momenti di ricreazione e letture personali, fino al riposo serale attorno alle 21:30. Negli ultimi anni, l’organizzazione della vita comunitaria è cambiata significativamente. Con un numero ridotto di consorelle (14, di età compresa tra i 90 anni e l’età di una postulante), il monastero si confronta con la necessità di provvedere agli acquisti come una famiglia, seppur numerosa. La scelta di vita claustrale, ci spiega suor Teresa, non è un fine in sé, ma un mezzo per trovare la pace interiore e dedicarsi alla preghiera, una separazione dal caos per concentrarsi su qualcosa di più grande. La vocazione, oggi scarsa, è frutto di una profonda riflessione spirituale e della consapevolezza della propria attitudine alla vita contemplativa. La preghiera delle suore, soprattutto la recita quotidiana del Rosario e la Lectio Divina settimanale aperta ai fedeli, ha una profonda importanza, in particolare per i giovani, spesso alla ricerca di un significato nella vita. La vita religiosa, ci spiega suor Teresa, permette alle monache di vivere la femminilità in una dimensione spirituale diversa, ma non priva di amore e di quella maternità spirituale che si rivolge alle consorelle più giovani e a coloro che cercano protezione nel monastero. Essere madre superiora è una grande responsabilità, simile a quella di una madre che deve provvedere alle esigenze, fisiche e spirituali, di tutte le sue figlie. Il suono della campanella interrompe il nostro colloquio; è ora di preghiera. (Si ringraziano Rino Sellitti per le foto del convento e suor Claudia per quelle del “mondo visto dal convento”).

Redazione

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