La Settimana Santa a Nocera Inferiore: Tradizioni di ieri e di oggi

Il cuore pulsante della Settimana Santa nocerina è sempre stato il santuario della Madonna dei Miracoli. Dalla suggestiva “discesa dei santi” la Domenica delle Palme al loro ritorno il Lunedì in Albis, un caleidoscopio di usanze, affetti, sapori tradizionali e devozione popolare ha caratterizzato questa ricorrenza nel corso dei secoli. Seppur le festività pasquali vedano oggi molti nocerini preferire gite fuori porta, numerose sono le persone che continuano a preservare gelosamente le tradizioni del passato. Il fulcro di questi giorni sacri rimane la processione della “scesa re’ sant'”, che vede partire dal santuario di Montalbino (anche conosciuto come Santa Maria a Monte) le venerate statue della Madonna dei Miracoli, di Sant’Eligio, protettore degli animali, e di Sant’Emiddio, patrono contro i terremoti. Il corteo si snoda attraverso il paese, passando per le masserie, accompagnato dal suono incessante delle campane del santuario. Ad ogni tappa, oltre ai tradizionali fuochi d’artificio, il proprietario della masseria offre ristoro ai partecipanti, prolungando così la processione. In passato, il percorso terminava a Santa Maria del Presepe; attualmente, le statue trovano riposo nella cappella di San Rocco al Casale del Pozzo per tutta la Settimana Santa. Questa processione aveva, un tempo, un significato particolarmente profondo per i contadini, che invocavano protezione divina contro le avversità. Anche l’usanza dello scambio delle palme, seppur in declino, continua. I bambini, raccogliendo i ramoscelli dagli ulivi di Sant’Andrea, li vendono poi presso le chiese. Il Giovedì Santo è dedicato alla preparazione dei dolci pasquali, in testa la pastiera di grano bollito, seguita dalla visita ai sepolcri nelle chiese cittadine, che si protrae fino a notte inoltrata, dando luogo allo “struscio”, un rituale che prevede la visita di almeno tre chiese, o comunque un numero dispari. Fino agli anni ’60, questo evento rappresentava un’occasione propizia per i giovani, con dichiarazioni d’amore e promesse che si levavano numerose nell’aria. Il Venerdì Santo, la processione del Gesù Morto e dell’Addolorata attraversa le vie del paese, preceduta da sacerdoti, banda musicale e donne velate di nero che intonano canti funebri, mentre la tradizione impone di evitare le pulizie domestiche e di non apparecchiare la tavola. In passato, si evitava perfino di accendere la televisione. Il pranzo prevedeva semplicemente zuppa di fagioli nel fiasco di vetro. Il Sabato, anticamente, si “scioglieva la Gloria” a mezzogiorno; oggi la liturgia prevede una messa serale. La domenica di Pasqua, dopo la messa solenne, il pranzo varia da famiglia a famiglia, ma solitamente comprende tagliolini in brodo di gallina, agnello o capretto al forno, carciofi e, immancabile, la pastiera. La Pasquetta è dedicata alla visita al santuario di Santa Maria a Monte, con un calendario tradizionale che, un tempo, regolamentava gli afflussi dei visitatori. Il Lunedì in Albis vedeva i paganesi, i barbieri e i calzolai recarsi al santuario, mentre il martedì era riservato ai nocerini. In questo giorno, le statue vengono riportate in processione in città, seguite da cavalli, pony e asinelli addobbati, per poi tornare al santuario nel pomeriggio, accompagnate da canti sacri e tammurriate, tipiche delle festività delle “sette sorelle”, madonne campane tra cui la Madonna di Montalbino, festeggiata tra la Madonna dell’Arco e quella delle Galline. La giornata si conclude con abbondanti banchetti a base di pizza di maccheroni, salumi, melanzane sott’olio, carciofi arrostiti, uova sode, casatiello e vino, e con uno spettacolare spettacolo pirotecnico.

Redazione

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