La Vigilia di Natale a Nocera Inferiore: un’analisi critica di un’antica tradizione

Un cittadino nocerino, ora residente fuori città, riflette sulla celebrazione della Vigilia di Natale nel suo paese d’origine. Ricorda di aver trascorso la serata presso la figlia, in una traversa di via Barbarulo, affrontando un’affollata processione di persone di tutte le età, intente a cantare, ballare, bere e conversare animatamente. Questa folla, desiderosa di festeggiare all’aperto, consumava fritture, intenta a ballare a ritmo di musica, o meglio, di un assordante rumore che solo chi è immune al frastuono può tollerare. I bambini, avvolti in pesanti abiti contro il freddo, apparivano irritati e scontenti.

Questa “kermesse”, ormai consolidata da anni, accontenta i bar che si sono trasformati in ristoratori improvvisati, allestito chioschi di fritture ambulanti, circondati da tavoli e sedie sotto grandi ombrelloni. L’affluenza di avventori e la conseguente baldoria rallegrano i gestori. Tuttavia, questa situazione non è altrettanto piacevole per gli abitanti del quartiere, impossibilitati a entrare o uscire dalle proprie abitazioni, e per i commercianti locali che speravano in vendite aggiuntive. Queste aspettative, però, sembrano sempre deluse; la folla è concentrata sul cibo, sul divertimento e talvolta su comportamenti impropri, concludendo la serata altrove.

Un tempo, nelle stesse strade, solo i pescivendoli erano presenti, con le loro vasche di capitoni e altri pesci, destinati alla cena della Vigilia. Padri e madri, infreddoliti, acquistavano gli ultimi prodotti a prezzi scontati, per poi consumare la cena in famiglia. Oggi, i pescivendoli sono stati sostituiti dai bar e da una folla festaiola. Qual è il risultato? Un beneficio certo per i bar, ma cosa ne ricavano i commercianti?

Si pone, quindi, la questione del senso di una tale celebrazione della Vigilia di Natale. Questa invasione di strade e piazze, con la conseguente desertificazione dei luoghi tradizionalmente dedicati alla celebrazione religiosa, come chiese e conventi, è veramente il modo giusto per ricordare la nascita di Cristo? Perché sacrificare tutto all’altare del commercio e del divertimento sfrenato? È un segno dei tempi, o di una mancanza di intelligenza collettiva? Se il Natale viene festeggiato in questo modo, che cosa ci si può aspettare per Capodanno o per Carnevale?

Auguri di buone feste.

Redazione

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