La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che minacciare di svelare una relazione extraconiugale al coniuge ignaro costituisce estorsione, anche in assenza di richieste economiche dirette. Questa condotta illecita, sanzionata dall’articolo 629 del codice penale, si configura quando la minaccia mira a ottenere un vantaggio, di natura finanziaria o altrimenti, dalla persona coinvolta nella relazione clandestina. Numerose separazioni da relazioni adulterine, spesso complesse e caratterizzate da inganni, si complicano ulteriormente a causa di ricatti e intimidazioni. La sentenza n. 43107 del 2016 chiarisce che il ricatto, volto ad estorcere denaro o altri benefici minacciando la divulgazione della tresca, integra il reato di estorsione. Le minacce reiterate comportano aggravamento della pena. Una precedente sentenza del 2015 aveva analizzato se qualificare il comportamento come truffa o estorsione, optando per la seconda ipotesi poiché il danno minacciato è concreto e l’individuo ricattato è costretto a scegliere tra soccombere alle richieste o subire le conseguenze. In definitiva, la prospettiva di un’avventura extraconiugale, alla luce delle possibili implicazioni legali, è decisamente da rivalutare.
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