Contrariamente alla credenza popolare, le patate non sono un nemico della linea. Anzi, possono essere parte di un’alimentazione sana, a patto di cuocerle correttamente. Secondo la nutrizionista Sara Farnetti, autrice del metodo alimentare funzionale, bollire le patate può addirittura rivelarsi meno salutare rispetto a friggerle. Le patate lesse presentano un indice glicemico (105) superiore a quello degli spaghetti (52), a causa dell’amido che viene digerito completamente, causando picchi di glicemia e insulina e, di conseguenza, accumulo di grasso. Questo effetto è amplificato se le patate bollite sono consumate calde e schiacciate, aumentando ulteriormente la solubilità dell’amido. Sorprendentemente, friggere le patate in olio extra vergine di oliva potrebbe essere una scelta più appropriata per chi segue una dieta. La frittura, infatti, provoca uno shock termico che trasforma gli amidi superficiali in amidi resistenti, meno assimilabili. Inoltre, friggere le patate con la buccia aggiunge un’importante quantità di fibre, paragonabile a quella di pane integrale, pasta e cereali, contribuendo a regolare i livelli glicemici. È fondamentale, però, utilizzare un olio di alta qualità, evitando i grassi vegetali di scarsa qualità spesso impiegati nel fast food o nelle patatine confezionate. In definitiva, la chiave sta nella preparazione: patatine fritte con buccia e olio extra vergine di oliva potrebbero essere un’opzione più sana di quanto si pensi, a differenza delle alternative processate e poco salutari.
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