Nocera Inferiore: Un’Estate di Ricordi Infantili

La primavera, stagione prediletta, risveglia la natura in un tripudio di colori e profumi: dal verde intenso delle montagne al rosa e bianco dei frutteti, sotto un cielo terso. Il dolce aroma delle fresie si mescola alla presenza discreta delle viole. Questi effluvi evocano nitidamente i ricordi d’infanzia, riportandomi indietro nel tempo. Ogni passeggiata è un viaggio sensoriale alla ricerca di emozioni custodite gelosamente nel profondo del mio cuore. Ricordo bene come, bambina, durante le primavere e le estati, mia madre mi accompagnava a prendere mio padre al lavoro presso la fabbrica di conserve Spinelli. Partiavamo dalle palazzine del Lupino secco, percorrendo la stradina stretta dietro la stazione ferroviaria, risalendo le scale che conducono al ponte di Liporta per poi girare all’angolo e raggiungere la fabbrica Gambardella. Prima di giungere al Crocifisso, io correvo fino al parapetto e chiamavo mio padre, il quale usciva dal balcone del suo ufficio. Lo salutavo e, insieme a mia madre, lo aspettavamo da zia Consiglia, che abitava nel cortile retrostante la Cappella del Buon Consiglio. L’aria era spesso impregnata dell’odore pungente della liscivia di cenere utilizzata per lavare i panni immersi nelle grandi vasche. Zia Consiglia, una signora ottantenne dai capelli candidi con riflessi dorati, raccolti in un’elegante crocchia, ci accoglieva nella sua modesta stanza al pianterreno. L’ambiente, semplice ed essenziale, era caratterizzato da un soffitto a travi di legno, un letto matrimoniale di ferro nero, un tavolo e, sulla parete, un comò con le immagini della Madonna del Carmine e del Bambino, oltre alla vecchia macchina da cucire Singer con la sua grande ruota. Zia Consiglia, seduta all’ingresso, ascoltava in silenzio le nostre parole, rispondendo con un laconico: “Che parliamo a fare?”. Un’espressione che diceva tutto. Poi salivamo la lunga scala di pietra per far visita a zia Teresa, sempre vivace e allegra. Il tempo scorreva serenamente nel cortile tra i panni stesi ad asciugare e i bambini che giocavano. Alle sette di sera mio padre tornava a prenderci. Andavamo in corso e, al Caffè Romano, ci concedeva un gelato, gustato seduti sui muretti delle ville di via Matteotti, tra il profumo delle prime rose. Il tempo è passato in fretta, le fragranze si sono dileguate, le persone care sono scomparse, ma rimangono le immagini, sbiadite come antiche foto seppia, testimonianza indelebile di un’epoca passata, impregnata dei profumi primaverili della mia Nocera.

Redazione

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