L’Arabia Saudita alza il prezzo della benzina: un costo da sogno per gli italiani
Il regno saudita, nonostante la sua economia petrolifera, ha registrato un deficit di bilancio pubblico di 98 miliardi di dollari nel 2015. Questa grave situazione finanziaria, riportata dai media economici, è attribuibile principalmente al crollo del prezzo del petrolio, passato da 120 a 38 dollari al barile (circa 159 litri). In risposta a questa crisi, l’Arabia Saudita ha adottato una misura inaspettata: un aumento del costo della benzina alla pompa, da 16 a 24 centesimi di dollaro, ovvero da 14,7 a 22 centesimi di euro al litro. Un prezzo che appare irrisorio per i consumatori italiani, abituati a costi molto più elevati, influenzati da una pesante tassazione statale che arriva a circa un euro per litro. Il piano di rigore finanziario saudita, di stampo simile alle politiche di austerità europee, include tagli alla spesa pubblica e nuove imposte, inclusa l’introduzione dell’IVA. La decisione dell’OPEC, l’organizzazione dei principali esportatori di petrolio, di non ridurre la produzione di greggio da oltre un anno, ha contribuito all’eccesso di offerta sul mercato. La forte domanda, stimolata dai prezzi bassi, non è riuscita a compensare questa sovrapproduzione, aggravata dalla concorrenza dello “shail oil” americano, ottenuto con la tecnica del fracking. Sebbene difficile prevedere con precisione l’evoluzione futura, è plausibile ipotizzare che i principali produttori, tra cui Arabia Saudita, Russia, Venezuela e Stati Uniti, troveranno presto un accordo sulle quote di estrazione, causando un probabile aumento repentino del prezzo del petrolio. Questa soluzione potrebbe essere necessaria anche in considerazione della crescente diffusione della green economy e della conseguente diminuzione della domanda di combustibili fossili. Un prezzo internazionale del petrolio attorno agli 80 dollari al barile potrebbe rappresentare una soluzione di compromesso, in grado di soddisfare le esigenze economiche sia dei paesi produttori che di quelli importatori di beni tecnologici e manufatti.
