Il proliferare di stazioni di servizio indipendenti ha portato a un incremento delle irregolarità nella fornitura di benzina e gasolio. Tra le pratiche illecite più diffuse figurano la manomissione dei contatori e l’aggiunta di acqua al carburante, con conseguenti danni ai motori e malfunzionamenti. Sebbene sia possibile ottenere un risarcimento, è fondamentale dimostrare di aver effettuato il rifornimento presso una specifica stazione. Pertanto, la conservazione dello scontrino fiscale rappresenta la prima e più importante precauzione contro queste frodi. Con tale prova, la dimostrazione della presenza di acqua nel carburante diventa sufficiente per ottenere il risarcimento. A questo proposito, è utile citare la sentenza del Tribunale di Modena n. 1054 del 13 luglio 2010, che stabilisce l’obbligo contrattuale per i benzinai di fornire carburante esente da impurità. Tale obbligo, come ribadito dal Giudice di pace di Perugia nella sentenza n. 400 del 18 aprile 2015, deriva dal Codice del Consumo, che impone al venditore la consegna di beni conformi al contratto. È però essenziale che l’automobilista, in qualità di consumatore, segnali il difetto di conformità entro due mesi dalla scoperta, pena la decadenza dal diritto al risarcimento. Il benzinaio, infine, avrà diritto di rivalsa nei confronti del produttore o di eventuali intermediari responsabili del difetto.
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