Un chirurgo nocerino a Parigi, a un passo dalla strage

Cristiano Cremone, un giovane chirurgo nocerino di 34 anni, vive e lavora a Parigi da anni, completando il suo dottorato in Scienze biomorfologiche e chirurgiche. La sua passione per la medicina è ereditaria: suo padre, Luigi Cremone, rinomato specialista di chirurgia senologica, lavora presso l’ospedale “Ruggi” di Salerno, dopo una lunga carriera al “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni. Cresciuto a Nocera Inferiore e poi a Cava de’ Tirreni, Cristiano ha lasciato la sua terra per inseguire ambizioni accademiche nella capitale francese. La sera del 13 novembre, mentre gli attentati terroristici scuotevano Parigi, i suoi amici in Italia erano angosciati. La sua abitazione si trova a meno di un chilometro dal Bataclan, teatro di una delle stragi più sanguinose. Un amico, informato sugli attacchi coordinati allo Stade de France, a bar, ristoranti e al Bataclan, lo ha contattato scongiurandolo di non uscire, impedendogli di assistere direttamente alla tragedia. Cristiano, al sicuro in casa, ha seguito gli eventi in diretta televisiva, osservando l’intensa attività di polizia per le strade. Solo il giorno dopo ha compreso appieno la gravità degli accadimenti. La Parigi successiva agli attentati, secondo la sua testimonianza, cercava una fragile normalità: joggers, passanti… eppure un silenzio inusuale per una domenica mattina pervadeva la città. Cremone ha sottolineato la straordinaria diversità della popolazione francese, un’accoglienza che contrasta con pregiudizi diffusi: “La Francia è un paese che accoglie persone da ogni parte del mondo, dall’Italia alla Russia, dall’Africa al Sud America, proprio per il rispetto che dimostra. Questo rispetto, spesso mancante nei paesi di origine, l’ho sperimentato personalmente. La Francia mi ha aiutato, nonostante la burocrazia. Ho condiviso quest’esperienza con colleghi arabi, persone gentili e cordiali. La fratellanza viene a volte messa in discussione, ma gli atti terroristici non devono oscurare la realtà di un paese accogliente e solidale. Il mio quartiere, il Marais, solitamente vivace, è diventato desolato. Anche domenica, il Marais, normalmente affollato, era diverso. Si percepiva la volontà di riprendersi, ma anche la vicinanza al dolore delle vittime. Indipendentemente dalla nazionalità, dobbiamo ricordare i valori francesi: Liberté, égalité, fraternité”.

Redazione

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