L’incerta sorte della Gran Bretagna nell’Unione Europea

Londra, fulcro globale della finanza, potrebbe perdere la sua posizione dominante in caso di uscita dall’UE, scenario ipotizzato in seguito alle voci di un imminente referendum. Sebbene la Gran Bretagna abbia sempre mantenuto la propria valuta, la sterlina, e rifiutato l’euro, l’appartenenza all’Unione Europea suscita crescente malcontento tra una parte dell’opinione pubblica britannica, esasperata dalle normative comunitarie. Una potenziale “Brexit” riapre questioni cruciali nei rapporti tra la Gran Bretagna e gli altri Stati membri. Tra queste, la controversa decisione del giugno 2007 delle principali banche italiane di trasferire la Borsa valori italiana da Milano a Londra. La notizia di una possibile uscita dell’isola dall’Unione Europea necessita di conferma, ma se si rivelasse vera, solleverebbe interrogativi importanti. Potrebbe accadere che la Grecia, nonostante le sue difficoltà, superi gli ostacoli mentre la Gran Bretagna, nonostante i suoi forti legami con gli Stati Uniti, si trovi impantanata in una difficile situazione di isolamento autoimposto? L’atteggiamento della Gran Bretagna, ancora influenzato dalla sua passata potenza coloniale, non sembra essere completamente assimilato dal resto dell’Unione. La continua minaccia di referendum sull’uscita dall’UE ha alimentato in Gran Bretagna un senso di distacco e autonomia che compromette la gestione dei problemi politici ed economici, compresi i rapporti commerciali. Mantenere la sterlina potrebbe rivelarsi insufficiente per preservare il ruolo di potenza globale in un mondo che privilegia le grandi alleanze per ragioni di competitività, forza contrattuale e solidarietà reciproca. I dati relativi ai cittadini con doppia cittadinanza offrono un’indiretta testimonianza di questa situazione. La città di Londra ha goduto e gode tuttora di un ruolo centrale nel panorama finanziario mondiale. Resta da vedere se la Gran Bretagna riuscirà a conservare questa posizione privilegiata dopo una possibile uscita dall’Unione Europea. Diverse questioni, attualmente legate ai rapporti tra la Gran Bretagna e gli Stati membri, torneranno certamente alla ribalta. Tra queste, la poco lungimirante scelta delle banche italiane di affidare la gestione della Borsa valori italiana alla piazza finanziaria londinese. Questa decisione appare quantomeno discutibile, considerando l’autonomia monetaria britannica e la scelta referendaria di restare fuori dall’eurozona. Altro evento significativo è stato il trasferimento della sede fiscale della Fiat (oggi FCA) a Londra nel 2014, una mossa che ha avuto gravi ripercussioni sull’Italia, in termini di prestigio e introiti fiscali. Tuttavia, questo aspetto rientra in un contesto più ampio, legato alla gestione superficiale e negligente della politica industriale italiana negli ultimi vent’anni. In conclusione, quanto sopra esposto attende una verifica definitiva della notizia riportata.

Redazione

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