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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Io voto Sì. E poiché sul punto non ho dubbi né è mio intendimento fare propaganda o convincere qualcun altro a fare lo stesso, non mi preoccupo di spiegarmene e di spiegarvene le ragioni.

Perché, vedete, quelli che credono che il voto in generale, sia ai referendum che alle elezioni, sia una cosa da fare “a ragion veduta”, cioè da ponderare alla luce di considerazioni ragionate e razionali, dimostrano un alto senso civico e di responsabilità ma altrettanta stupidità, in quanto non capiscono di versare in una colossale illusione. Perché il voto dovrebbe essere in tal modo espresso, ma di fatto, ad onta delle idealistiche comuni credenze e convinzioni, non è mai il frutto di argomentazioni razionali ma sempre di sentimenti ed emozioni, paure o speranze, simpatie o antipatie, interessi, risentimenti, abbacinazioni, affabulazioni, suggestioni, impressioni, sensazioni. In definitiva proviene dalla pancia e non dalla testa. Sarà sbagliato ma è così.
La riprova è che a quanti ho chiesto perché voti NO rispondono perché non posso soffrire il Renzi (dico il Renzi perché non sopporto quelli che dicono la Raggi, con ciò sottolineando che è femmina, allora si deve dire anche il Renzi, il Bersani, il Mattarella ecc.). E che ci c’entra? Tanto Renzi ha detto che non se ne fotte niente e anche se vince il NO non se ne va.
Anche a me sarebbe piaciuto che la riforma costituzionale fosse diversa. Abolire il senato e le regioni, costituzionalizzare il sistema elettorale maggioritario uninominale, introdurre l’elezione  diretta del premier, ridimensionare l’autonomia (non l’indipendenza) della magistratura, trasformare i partiti e i sindacati in enti pubblici regolamentandone il funzionamento per legge, e tante altre cose. Ma addentrarsi nei singoli aspetti del merito è inutile, primo per il motivo che ho detto prima, secondo perché è impossibile farlo capire alle masse di elettori, la cui maggioranza arriva al più alla scuola media (unificata, che è quanto dire alla luce delle promozioni obbligatorie), terzo perché quando si fa una cosa è inevitabile che ci siano quelli a cui non piace e che abbiano qualcosa da ridire, specie poi in politica dove chi si è assunto il ruolo di stare contro trova comunque da ridire indipendentemente se quella cosa è buona o cattiva, quarto perché mi scoccio di aprire un dibattito, il dibattito no!
Mi ricordo il fatterello di quando ero sindaco e misi una fontanella spartitraffico in piazza Guerritore in attesa della definitiva sistemazione delle strade, che poi progettai, e mi telefonò un architetto che mi disse che quella fontanella era un obbobbrio e io lo sapevo che era un obbobbrio ma invece di spiegargli tante cose gli dissi, “Adesso il sindaco sono io, mi piace e l’ho messa. Faccia una cosa, la prossima volta si candidi, si faccia eleggere e la mette come vuole lei”.
Ciò che mi è dispiaciuto è sentire un giurista della levatura di Zagrebelsky (anche se comunque dell’intellighentia di sinistra, teorica, fumosa, parolaia e inconcludente) paventare “una deriva autoritaria”, dimostrando con ciò di non capire nulla di storia, perché non sono mai state le forme costituzionali a creare i dittatori bensì l’inverso: nasce prima il dittatore e dopo la forma istituzionale¸ anzi a volte resta invariata, come lo Statuto Albertino.
Allora, perché voto sì?
Perché la nostra Costituzione è il frutto del compromesso, del tu dai una cosa a me e io ti do una cosa a te, i democristiani in cambio della costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi, regalarono ai comunisti il sistema consociativistico, mediante il quale le opposizioni partecipavano segretamente al potere senza assumersene la responsabilità, e regalarono le regioni, nelle quali esercitavano un notevole potere alternativo e consolatorio; perché la riforma tenta di restituire allo Stato, e non al Governo, un poco della dignità e del prestigio che gli e stato sottratto dalle autonomie locali e dalle strutture internazionali; perché comunque sono a favore di chi fa qualcosa rispetto a chi se ne fa solo chiacchiere e dissertazioni filosofiche e ideologiche.

Aldo Di Vito
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