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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Il reato sussiste, anche in mancanza di contatto fisico con la vittima, quando la condotta coinvolge la corporeità dell’offeso ed è idonea a compromettere la libertà individuale nella prospettiva di soddisfare le proprie pulsioni

di Danila SarnocellulareChi invia foto hard ad un minore tramite whatsapp commette reato di violenza sessuale, anche se non vi è stato alcun incontro fisico tra colpevole e vittima. A deciderlo è stata la Corte di Cassazione, con una sentenza di rigetto del ricorso proposto da un uomo, sottoposto a custodia cautelare in carcere “per aver scritto messaggi WhatsApp allusivi e sessualmente espliciti ad una ragazza minorenne".

L’indagato, oltre ai suddetti messaggi, aveva inviato alla minore foto hard di sé stesso, chiedendole di ricevere foto dello stesso genere e minacciandola di pubblicare la chat su altri social network.
Di fronte alla Corte, la difesa ha affermato l’insussistenza del reato di violenza sessuale in quanto, non essendoci stato alcun incontro tra l’indagato e la ragazza, mancherebbe l'atto sessuale. A detta degli avvocati, "la condotta tenuta dall'indagato non ha intaccato la sfera sessuale della minore per assenza di una qualsivoglia richiesta di rapporto sessuale volta al soddisfacimento dei propri impulsi". stalking v sessuale minore pedofilia hardLa Suprema Corte, invece, ha concordato con la decisione del tribunale del riesame: la violenza sessuale sussiste, anche in mancanza di contatto fisico con la vittima, quando "gli atti sessuali coinvolgono la corporeità sessuale della persona offesa e sono finalizzati e idonei a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare o eccitare il proprio istinto sessuale". Più precisamente, gravi indizi di colpevolezza del reato di violenza sessuale possono essere individuati "nell'induzione allo scambio di foto erotiche, nella conversazione sulle pregresse esperienze sessuali, i gusti erotici, nella crescente minaccia a divulgare in pubblico le chat". Tanto più che l’indagato avrebbe posto in essere le stesse condotte anche nei confronti di altre minori, “dimostrando di non saper controllare le proprie pulsioni".

Giusta, dunque, la conferma della custodia cautelare in carcere a fronte del rischio che l’uomo continui a “minacciare le vittime nonché a reiterare le condotte delittuose a mezzo l'uso di strumenti informatici".

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