fbpx
Per la tua pubblicità sul Risorgimento Nocerino

il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Per l’articolo 63 c. 4 delle disposizioni di attuazione del codice civile, chi subentra nei diritti di un condomino è obbligato solidalmente con questo al pagamento dei contributi relativi all'anno in corso e precedente

di Danila Sarno

liticondominioSpesso, quando si acquista un immobile in un condominio si rischia di avere una brutta sorpresa: essere costretti a pagare le quote condominiali non versate dal precedente proprietario. Ai sensi dell’articolo 63 comma 4 delle disposizioni di attuazione del codice civile, infatti, “chi subentra nei diritti di un condomino è obbligato solidalmente con questo al pagamento dei contributi relativi all'anno in corso e a quello precedente”.

L’obbligo, dunque, non è temporalmente illimitato, ma circoscritto ai contributi relativi all'anno in corso e a quello precedente; il termine “anno” fa riferimento all’anno di esercizio condominiale e non a quello solare. Chiaramente, l’articolo 63 privilegia la tutela del condominio, che deve poter contare sui fondi necessari alla propria gestione, stabilendo appunto che il nuovo proprietario debba rispondere anche dei debiti pregressi, sia pure per il periodo limitato al biennio precedente. Alla luce di ciò, si prevede che l’amministratore possa richiedere il pagamento dei debiti direttamente all’acquirente, che potrà in seguito rivalersi sul venditore per ottenere il rimborso delle quote relative al periodo precedente all’acquisto. Rimborso che, tuttavia, non è sempre facile da ottenere: quando il vecchio proprietario non adempie volontariamente, infatti, è necessario ricorrere ad una vera e propria azione legale, con tempi e costi spesso irragionevoli.condominio3
Il solo modo di sottrarsi a questo rischio è quello di verificare, prima di procedere all’acquisto, se esistono debiti condominiali, facendosi rilasciare dall’amministratore di condominio una dichiarazione relativa alla presenza e all’ammontare delle quote insolute. Così, in fase di trattativa, sarà possibile concordare con il venditore un prezzo e delle condizioni di pagamento che consentano di compensare le somme da lui non versate.
Come sottolineato dalla Corte di Cassazione, essenziale è stabilire quando l'obbligo di contribuire alle spese condominiali sia sorto. Nel caso di spese di ordinaria manutenzione, l’obbligo di pagamento nasce al momento della prestazione dei servizi o di inizio dei lavori, a prescindere dal tempo in cui l’assemblea ha deliberato la spesa. Nel caso di lavori di straordinaria manutenzione, ristrutturazione o innovazioni sulle parti comuni, invece, rileva la data di deliberazione dell’intervento, “avendo tale delibera valore costitutivo della relativa obbligazione. Di conseguenza, ove le spese in questione siano state deliberate antecedentemente alla stipulazione del contratto di vendita, ne risponde il venditore, a nulla rilevando che le opere siano state, in tutto o in parte, eseguite successivamente, e l'acquirente ha diritto di rivalersi, nei confronti del medesimo, di quanto pagato al condominio per tali spese, in forza del principio di solidarietà passiva di cui all'art. 63 disp. att. c.c.".

La questione aveva toccato anche Nocera Inferiore, dove il presidente Cosimato aveva fatto un passo indietro lasciando campo libero all'elezione della neoguida Guido Casalino

Non più di due mandati consecutivi per i componenti dei Consigli dell’Ordine degli avvocati. Lo ha statuito la Corte Costituzionale con la sentenza resa nota lo scorso 19 giugno, deliberando sulle questioni sollevate dal Consiglio Nazionale Forense.

Secondo la Cassazione, il delitto di interferenza illecita nella vita privata si realizza solo quando la condotta è posta in essere indebitamente, cioè utilizzando particolari accorgimenti per osservare o registrare la vittima

di Danila Sarno4

Buone notizie per tutti gli incorreggibili guardoni! Scattare foto hot alla propria vicina di casa non è reato di interferenza illecita nella vita privata. L’importante è che alla finestra della donna non ci siano le tende. Lo ha stabilito la terza sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza numero 372 del 2019, pronunciandosi sul ricorso proposto da un uomo, condannato in secondo grado ai sensi dell’articolo 615 bis del codice penale, per aver realizzato video e fotografie della vicina di casa, mentre si trovava all’interno dell’abitazione della madre, nuda ed intenta ad uscire dalla doccia.

Nari spia dalla finestra 2

La Suprema Corte ha ritenuto errata la decisione del giudice d’appello, in quanto l’articolo 615 bis richiede non solo che l’agente si procuri immagini relative ad atti svolti all’interno dell’abitazione o altro luogo di privata dimora, ma anche che tale condotta sia realizzata “indebitamente“. Il carattere indebito del comportamento, però, non sussiste se l’atto svolto all’interno dell’abitazione può essere liberamente osservato da estranei senza che ci sia bisogno di ricorrere a particolari accorgimenti. In tal caso, infatti, non viene lesa la riservatezza del titolare del domicilio. Questo è proprio ciò che è accaduto, a detta degli Ermellini, nel caso di specie: l’imputato non ha dovuto utilizzare stratagemmi per procurarsi video e foto compromettenti, sia per la vicinanza delle due abitazioni che per la mancanza di tende alla finestra della donna.

Gli Ermellini hanno ravvisato nella situazione la violazione dell’obbligo di custodia da parte del fabbricato. Importante apertura del Tar Lazio che liberalizza la presenza degli animali in spiaggia

di Rosa Soldani

Il fenomeno del randagismo per le strade delle nostre città rappresenta un problema di non poco conto. Accade spesso che agli animali affamati venga dato cibo sui marciapiedi, o nelle aree condominiali, e che questo, benché nobile gesto, possa ostacolare il passaggio pedonale creando disagi o danni.

Nel 1998, i giudici ritennero che la presunta vittima di una violenza sessuale fosse consenziente, poiché è impossibile sfilare i pantaloni attillati di una persona senza la sua collaborazione
 
di Danila Sarno
 
stupro1
 
L’abbigliamento “provocante” della vittima di una violenza sessuale può provare che ella era consenziente? A quanto pare, si! O, almeno, questa è l’opinione di una giuria irlandese che, nello scagionare un uomo accusato di stupro, potrebbe essere stata influenzata dal fatto che l’accusatrice indossasse un tanga di pizzo. Anche in Italia, la Corte di Cassazione ha emesso nel tempo pronunce alquanto controverse, come ad esempio quella che è passata alla storia come “la sentenza dei jeans”.

Sostieni il tuo giornale:
fai una donazione
al Risorgimento Nocerino

Cerca

Statistiche generali

Utenti
180
Articoli
8126
Visite agli articoli
11171005
« Agosto 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31