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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

È uno dei dessert tipici dell’isola, dal sapore dolce e dal profumo intenso, che oggi è raro trovare nelle gelaterie data la sua lunga lavorazione. Vogliamo provare a prepararla insieme?

di Maria Barbagallo

La scursunera o scorzonera, dal latino medievale curtio onis (vipera), prende il suo nome dalla scorzonera hispanica, pianta erbacea mediterranea con fiori gialli e frutti dal sapore amarognolo ma gradevole, conosciuta da tempi antichissimi e secondo una credenza popolare, la sua radice lunga e nera veniva usata per curare la peste e come antidoto per i morsi di serpente, scursuni in siciliano.

Il locale ospitato nel Palazzo Milano, nell'antico e suggestivo borgo Vescovado, si propone di diventare fucina di promozione delle eccellenze culinarie campane, ma anche di quelle del mondo dell'arte

di Maria Barbagallo

Cultura e gastronomia. Questo il tema che ha animato la serata svoltasi ieri sera a “In Fermento”, il nuovo locale che ha aperto i battenti nel palazzo Milano dello storico quartiere nocerino di Vescovado, riservata ai giornalisti campani.

Anche lei è un alias di Vigàta con molte scene che si sviluppano proprio qui. E questa cittadina possiede il segreto di una delle eccellenze dolciarie siciliane

di Maria Barbagallo

Modica, vivace cittadina siciliana in provincia di Ragusa, con le sue case accatastate le une sulle altre e i suoi edifici, ricostruiti in stile barocco dopo il terremoto del 1693. Le particolarità di questa località hanno fatto si che l’UNESCO la dichiarasse Patrimonio dell’Umanità.

Oggi vi regaliamo la ricetta di un piatto davvero particolare, nato per i monaci che durante la Quaresima non potevano mangiare carne. Nella tradizione partenopea rappresenta una particolarità che non si può non assaggiare!

di Gerardina Cetrangolo

Si chiama frittata di “scammaro”, e la sua nascita ha una storia particolare. Il significato della parola “scammaro”, infatti, ha origine nell'Ottocento, quando alcuni importanti esponenti del clero chiesero a Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, grande cuoco e letterato napoletano e consulente culinario di Casa Reale Borbone delle Due Sicilie, di creare appositamente per i monasteri un piatto senza carne per il periodo quaresimale, senza però comprometterne troppo il gusto.

E se a Carnevale al posto della tradizionale lasagna volessimo preparare un’altra cosa? La ricetta che vi proponiamo nacque da un’idea improvvisa e nel tempo, con l’aggiunta del pomodoro, è diventata nella cucina partenopea «’o piatto d”e feste»

di Maria Barbagallo

La storia di questa pietanza è molto antica ed è legata al Re di Sicilia Manfredi di Svevia (Manfredi di Hohenstaufen, Venosa 1232 – Benevento 26 febbraio 1266, ultimo sovrano svevo del Regno di Sicilia, figlio di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia).
Nel lontano 1250 Manfredi, in guerra con il papato per imporre il suo dominio assoluto sull’Italia meridionale, giunto con tutte le sue truppe nel Sannio, venne accolto dalla popolazione con un bel piatto di pasta e ricotta, di cui il sovrano era ghiotto.

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