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il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

Oggi vi regaliamo la ricetta di un piatto davvero particolare, nato per i monaci che durante la Quaresima non potevano mangiare carne. Nella tradizione partenopea rappresenta una particolarità che non si può non assaggiare!

di Gerardina Cetrangolo

Si chiama frittata di “scammaro”, e la sua nascita ha una storia particolare. Il significato della parola “scammaro”, infatti, ha origine nell'Ottocento, quando alcuni importanti esponenti del clero chiesero a Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, grande cuoco e letterato napoletano e consulente culinario di Casa Reale Borbone delle Due Sicilie, di creare appositamente per i monasteri un piatto senza carne per il periodo quaresimale, senza però comprometterne troppo il gusto.

Anche lei è un alias di Vigàta con molte scene che si sviluppano proprio qui. E questa cittadina possiede il segreto di una delle eccellenze dolciarie siciliane

di Maria Barbagallo

Modica, vivace cittadina siciliana in provincia di Ragusa, con le sue case accatastate le une sulle altre e i suoi edifici, ricostruiti in stile barocco dopo il terremoto del 1693. Le particolarità di questa località hanno fatto si che l’UNESCO la dichiarasse Patrimonio dell’Umanità.

In buona parte dell'Italia come a Parigi, il giorno del martedì grasso non può mancare questa pietanza che può essere preparata in cento modi diversi. Vediamo quella napoletana

di Anna De Rosa

Nocera Inferiore non è indifferente, come del resto l’intera Italia e gran parte dell’ Europa, alla tradizione della lasagna da mangiare il martedì grasso. Il perché dell’uso di questa pietanza in questo giorno è da ricercare nell’equilibrio tra l’esagerazione estetica e gustativa, tipica della festa. La smodatezza delle attività nel giorno di Carnevale dipende, forse, dalla repressione quotidiana che gli uomini subiscono nella società, di Conseguenza si cerca di ritagliarsi in questa ricorrenza uno spazio dove liberare le energie o comportarsi in modo diverso dal solito.

E se a Carnevale al posto della tradizionale lasagna volessimo preparare un’altra cosa? La ricetta che vi proponiamo nacque da un’idea improvvisa e nel tempo, con l’aggiunta del pomodoro, è diventata nella cucina partenopea «’o piatto d”e feste»

di Maria Barbagallo

La storia di questa pietanza è molto antica ed è legata al Re di Sicilia Manfredi di Svevia (Manfredi di Hohenstaufen, Venosa 1232 – Benevento 26 febbraio 1266, ultimo sovrano svevo del Regno di Sicilia, figlio di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia).
Nel lontano 1250 Manfredi, in guerra con il papato per imporre il suo dominio assoluto sull’Italia meridionale, giunto con tutte le sue truppe nel Sannio, venne accolto dalla popolazione con un bel piatto di pasta e ricotta, di cui il sovrano era ghiotto.

Questo dolce molto goloso e dallo strano nome ha origini molto antiche ed è tipico di Castelbuono, piccolo borgo medievale sulle Madonie in provincia di Palermo

di Maria Barbagallo

Il suo nome, testa di turco, può indurre a pensare che abbia origini arabe, ma la sua nascita risale ad un episodio particolare. Infatti la leggenda narra che venne preparato in occasione della sconfitta degli Arabi da parte dell’esercito cristiano guidato da Ruggero d’Altavilla, per festeggiare la liberazione dalla dominazione araba.
La testa di turco è un dolce al cucchiaio, formato da sfoglie fritte e ricoperto da una crema di latte profumata alla cannella e limone. Questa squisitezza si consuma soprattutto a Carnevale ed è talmente buono che lo si può mangiare tutto l’anno.

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