fbpx

il Nuovo Risorgimento Nocerino

 

I due aggressori conoscevano i movimenti della vittima, e l'hanno attesa sotto un tunnel stradale, dove l'hanno immobilizzata e caricata in auto. Sulla vicenda indaga la Tenenza dei Carabinieri di Pagani

sottopasso

di Enrica Granato

Aggredita e costretta a subire un rapporto sessuale in pieno giorno: è successo a una paganese  giovedì pomeriggio, caricata di peso su un’automobile a Sant’Egidio del Monte Albino e lì immobilizzata. L'agghiacciante racconto è finito al centro di una denuncia presentata presso la Tenenza dei Carabinieri di Pagani.
Ci sono storie di inaudita violenza lette sui quotidiani o ascoltate ai telegiornali che sembrano lontane anni luce dalla propria realtà, di quelle che “non capiterà mai dalle mie parti”. Invece succede. E d’improvviso ti trovi a vivere il più brutto degli incubi :l’ennesimo caso di abuso che ha come vittima una donna. Dopo qualche giorno di comprensibile silenzio, Maria (nome di fantasia) ha deciso di parlare e denunciare lo stato di totale abbandono in cui versano alcune zone di Sant’Egidio del Monte Albino: come ha spiegato, infatti, il suo stupro è avvenuto in un luogo pubblico e in pieno giorno. Il racconto choc ha inizio giovedi 28 maggio. La 21enne, di Pagani, stava percorrendo via Falcone intorno alle 17.30 quando, nei pressi di un noto bar, ha notato un’auto parcheggiata con a bordo due uomini che la stavano fissando. Un attimo dopo la vettura si è allontanata e la giovane ha imboccato via Sorvello. Arrivata al sottopasso,l’amara sorpresa: i due, protetti dall’oscurità del tunnel, erano lì ad aspettarla. Probabilmente conoscevano i suoi spostamenti: dopo aver percorso via Sorvello nel senso di marcia opporto a quello di Maria per imbattervisi di fronte, infatti, si erano nascosti, certi della sua venuta. Per la sventurata non c’è stato nulla da fare: è stata afferrata e caricata sull’auto. “Erano molto più forti di me” ha raccontato Maria, descrivendo quei minuti interminabili in cui la ferocia di un maniaco distrugge tutto in poco tempo. “Quello seduto sul sedile anteriore mi teneva per i polsi, mentre l’altro, su quello posteriore, mi ha spostato le mutandine e ha abusato di me. Quando ho capito che stava per ricominciare, gli ho dato un calcio nel ventre e mi ha cacciata via, spingendomi contro un muro. Ho temuto volesse violentarmi di nuovo ma mi sono sentita male e mi sono accasciata al suolo. A quel punto, l’uomo è risalito in auto e si sono allontanati”. Riprese le forze, Maria ha telefonato ad un’amica che l’ha subito raggiunta e condotta nella propria abitazione. Dopo aver raccontato l’accaduto, è stata portata presso l’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore per ricevere le prime cure: specifiche analisi hanno confermato l’abuso che i medici hanno definito di “brutale violenza”. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri  della Tenenza di Pagani presso cui è stata sporta denuncia il giorno stesso. La vittima è ancora in stato confusionale e fa fatica a parlare della sua drammatica esperienza. Nel suo racconto ha spiegato di non sapere quanto è durato quell’incubo perché la percezione del tempo era distorta: “Mi è sembrata una vita”. Del suo aggressore, è riuscita a fare un identikit abbastanza accurato: capelli scuri, carnagione chiara, barba incolta. Indossava scarpe Hoogan, un braccialetto in acciaio,una maglia blu e aveva un dialetto tipicamente campano. Dell’uomo seduto al volante, invece, non ricorda alcun particolare. Le indagini sono ancora in corso.

Sostieni il tuo giornale:
fai una donazione
al Risorgimento Nocerino

Cerca